Arrestati 2 truffatori di anziani, ma il giudice li rimette in libertà

La coppia di napoletani bloccata vicino a casa di una pensionata prima che andasse in porto il raggiro: «Tuo nipote ha causato un incidente, devi pagare 6.700 euro altrimenti rischia di andare in carcere»
CHIETI. Se non hanno truffato un’anziana di 85 anni portandole via tutti i risparmi, è solo perché il figlio della vittima ha lanciato l’allarme e i poliziotti sono intervenuti immediatamente. Due napoletani di 32 e 27 anni sono stati arrestati giovedì pomeriggio dalla squadra mobile di Chieti, vicino all’abitazione della pensionata, poco istanti prima che l’odioso raggiro andasse in porto. Ma ieri mattina il giudice Morena Susi, a distanza di poche ore, non ha convalidato i provvedimenti e ha rimesso in libertà entrambi gli indagati, con precedenti di polizia per reati contro il patrimonio. Il motivo? Secondo il giudice, in caso di tentata truffa, anche pluriaggravata, non è possibile procedere all’arresto facoltativo in flagranza.
Due giorni fa, in zona Pietragrossa, comincia tutto nel primo pomeriggio. L’anziana riceve sul numero fisso la telefonata di un uomo che si spaccia per avvocato. Lo sconosciuto la informa che il nipote ha avuto un incidente stradale, non è in regola con l’assicurazione e deve pagare 6.700 euro per evitare di finire sotto processo e subire una condanna che potrebbe portarlo anche in carcere. In quei minuti il figlio della vittima rientra a casa e capisce ciò che sta accadendo: invita la madre a continuare la conversazione e, al tempo stesso, telefona al 113. Il finto avvocato, convinto che l’anziana sia da sola, le chiede di scendere in strada per consegnare la somma di denaro pattuita. A quel punto scatta la trappola, perché i truffatori, nel luogo indicato per l’incontro con la pensionata, trovano ad attenderli la squadra mobile. La coppia di delinquenti è a bordo di una Fiat Panda presa a noleggio a Napoli. Dalla successiva perquisizione spunta uno smartphone sul cui navigatore è impostato l’indirizzo comunicato all’anziana. E quello stesso indirizzo è indicato su un messaggio ricevuto su Telegram: è la dimostrazione, per l’accusa, che almeno una terza persona ha partecipato al reato (da qui, la seconda aggravante, oltre a quella legata all’età avanzata della vittima). I truffatori, su disposizione del pm Giuseppe Falasca, finiscono in arresto e trascorrono la notte nella camera di sicurezza della questura di Chieti. Ma ieri, a ora di pranzo, erano già a piede libero.

