Arriva il Ris nella casa del delitto Sette ore a caccia di nuovi indizi

I carabinieri tornano nell’abitazione in cui Cristiano De Vincentiis ha ucciso la madre con 30 coltellate Repertate tracce di sangue che saranno analizzate in laboratorio, vacilla la versione dell’indagato
BUCCHIANICO. Sette ore a caccia di nuovi indizi nella casa in cui Cristiano De Vincentiis, ventuno giorni fa, ha ucciso la madre con più di trenta coltellate. L’assassino cinquantenne ha confessato il delitto di Bucchianico, ma – secondo la tesi dell’accusa, peraltro condivisa dal giudice per le indagini preliminari – non ha raccontato tutta la verità. Così, ieri mattina, i carabinieri del Reperto investigazioni scientifiche (Ris) di Roma sono arrivati nell’abitazione diventata la tomba di Paola De Vincentiis, 69 anni, originaria di Lanciano, che chiedeva in continuazione soldi per il figlio anche al parroco del paese.
IL SOPRALLUOGO
L’obiettivo del sopralluogo, disposto dal sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Giancarlo Ciani, è stato quello di ricostruire nei minimi dettagli le fasi di un delitto alla cui base, anche alla luce di molteplici testimonianze, potrebbero esserci motivazioni economiche. All’ispezione hanno partecipato anche i carabinieri della sezione operativa della compagnia di Chieti e quelli della sezione investigazioni scientifiche del comando provinciale. L’omicida, che non ha mostrato finora alcun segno di pentimento, resta rinchiuso nel carcere di Teramo con un’accusa da ergastolo.
IPOTESI MESSINSCENA
Gli accertamenti dei Ris sono finalizzati anche a trovare eventuali riscontri o a bollare definitivamente come falsa la versione fornita dall’indagato e apparsa, già nelle ore successive al delitto, quantomeno inverosimile. Cristiano De Vincentiis ha raccontato, infatti, di aver reagito a un’aggressione da parte della madre. «Mi ha accoltellato al petto e a una coscia mentre dormivo», ha ripetuto l’indagato, tra contraddizioni continue, nel corso di due interrogatori a neanche quarantotto ore di distanza, il secondo dei quali interrotto in tribunale dopo le risposte irriverenti e le minacce pronunciate nei confronti del pubblico ministero.
LE FERITE
«Mia madre voleva uccidermi», ha continuato l’omicida, che assumeva metadone. «Aveva una faccia da pazza. Ho sofferto come un animale. Vi rendete conto?». Ma le ferite riportate dall’assassino, in base alle prime valutazioni richiamate anche dal giudice Luca De Ninis nell’ordinanza di custodia cautelare, risultano incompatibili con la dinamica della violenta aggressione da lui descritta. Si tratta, infatti, di tagli non profondi: è impossibile che siano stati provocati da una persona determinata a uccidere o che, come ha sostenuto in aula l’arrestato, ha conficcato una lama di 20 centimetri nella gamba del figlio al punto tale da renderne difficile l’estrazione. Ecco perché ha preso quota l’ipotesi della messinscena architettata da Cristiano nel tentativo di giustificare la furia assassina. Decisiva, in questo senso, sarà anche la relazione del medico legale Cristian D’Ovidio, consulente del pubblico ministero. Dopo aver trafitto la madre senza mostrare pietà, l’indagato ha avuto tutto il tempo necessario per provare a rendere credibile il racconto dell’aggressione. Peraltro nessuno ha assistito al delitto ed è stato lui stesso a decidere il momento esatto in cui uscire dall’abitazione – scalzo, con il pigiama insanguinato e il coltello ancora in mano – e telefonare al 118.
I REPERTI
Il Ris ha repertato tracce di sangue che saranno scandagliate in laboratorio, così come alcuni oggetti portati via ieri. Dalla ricostruzione emergerà anche il punto esatto in cui è iniziata l’aggressione e se la vittima sia stata o meno inseguita. Verrà naturalmente analizzata anche l’arma del delitto: l’eventuale sovrapposizione di sangue potrebbe svelare chi ha accoltellato per primo.
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