Asl, Zavattaro a D’Alfonso: «Prova a cacciarmi...»

30 Gennaio 2015

Il direttore generale respinge le accuse politiche e le contestazioni del ministero «Le prime sono strumentalizzazioni, le seconde sono false per l’80 per cento»

CHIETI. «Se la giunta ritiene che io non sia adatto può mandarmi via. Ma dovrà motivarlo con elementi non inventati o superficiali». Francesco Zavattaro va al contrattacco. Risponde al bombardamento politico di marca Pd che si è abbattuto su di lui e alle accuse dell’ispettore del ministero. Si sfoga per un’ora il manager della Asl di Chieti, Lanciano e Vasto. Ed è un crescendo rossiniano.

«IO M’INCAZZO». Comincia con la pacatezza bocconiana del manager sceso a Chieti da Milano nel 2009. Poi ritrova le sue radici abruzzesi, di Castiglione a Casauria, s’infervora, s’arrabbia e, come dice lui, «m’incazzo». Gli sfugge anche una frase quasi irripetibile quando, con una metafora, dà la misura dell’impegno profuso dai suoi uffici: «Si sono fatti un mazzo così». Ma nel suo mirino non ci sono il Mef e lo 007 che gli ha fatto 28 contestazioni e che il dg liquida con la frase: «L’80% delle obiezioni è falso se non superficiale».

CON CHI CE L’HA IL MANAGER? La conferenza stampa convocata alle 12 di ieri, nel quartier generale, la palazzina Sebi dell’Università dove Zavattaro si è dovuto trasferire per via del cemento impoverito che mina i vecchi uffici e un terzo dell’ospedale, era intitolata “Ora parlo io”. Praticamente era dedicata al consigliere regionale, Camillo D’Alessandro che, negli ultimi tre giorni, non ha fatto sconti dopo avere letto il dossier del Mef e le contestazioni su mobilità passiva, debiti, liste d’attesa e rapporti con le cliniche private. Zavattaro non fa mai quel nome del Pd ma risponde subito in modo caustico: «E’ evidente la volontà di stumentalizzazione che va oltre il merito delle cose. E’ un gravissimo danno all’immagine dell’azienda». E prosegue con una stoccata ironica riferita alla politica e ad un passato neppure tanto lontano dimenticato troppo presto: «La memoria del sistema è corta. Sembra che prima qui ci fosse la Svizzera e adesso c’è il Burundi. Invece ora è la Svizzera, del resto siamo targati Ch!». Ma non c’è più spazio per l’ironia quando il manager dà il primo numero negativo di una lunga serie ereditata – dice – dai suoi predecessori, coinvolti oppure no nella madre di tutte le inchieste che ha decapitato la giunta Del Turco.

L’EREDITÀ SUBITA. «Sono partito da una fusione che aveva 50 milioni di debito», afferma riferendosi all’epoca del suo arrivo a Chieti dopo Sanitopoli e la nascita della Asl unica con Lanciano e Vasto, «ma nel 2011 l’azienda era già al pareggio». Quindi rievoca il fallimento della compagnia assicurativa il Faro: un fatto nazionale che, nel 2012, creò inevitabilmente un debito d’esercizio nella sua Asl di 12 milioni. «Non per colpa mia».

Da qui, il manager, comincia a dare schiaffi alla politica che vuole metterlo alla porta usando il grimaldello del dossier del Mef.

«BANALE E SUPERFICIALE». Chi lo accusa è «un commentatore banale e superficiale». E mette il dito in una piaga, anzi in una spaccatura nel Pd, il manager: «Oggi ho sorriso quando l’assessore (Silvio Paolucci, ndr) al convegno sulla mobilità passiva, ha quasi sbeffeggiato chi si era lasciato andare a commenti superficiali (D’Alessandro, ndr). Se avessimo davvero 250 milioni di passivo per la mobilità, saremmo da record in Italia. La fonte di questi dati è la Regione: è paradossale che ci siano soggetti interni che ignorano fatti regionali. Ogni critica del resto ricadrebbe sulle loro teste».

DA SCHIPS A DI SEBASTIANO. Zavattaro passa ad elencare le eccellenze della sua Asl.

Dalla robotica per curare il cancro alla prostata, usata da Luigi Schips, agli interventi per i tumori al pancreas fatti da Pierluigi Di Sebastiano, agli screening che hanno permesso di fare 200 diagnosi precoci di tumori al seno. «Potrei andare avanti tutto il giorno. Su queste cose chiedo di essere valutato. Tutto il resto è noia», afferma il manager citando un Califano doc. Ma quali sono gli esempi di noia?

E CHE NOIA! «Il Mef», risponde il dg, «ci contesta la mancanza di trasparenza per aver trasmesso dati sul personale con ... tre giorni di ritardo. Le cose le abbiamo fatte, occorreva da parte di quel politico una lettura più attenta e soprattutto non di notte...». Ma arriviamo al capitolo delicatissimo: le cliniche private. Il Mef contesta alla Asl la mancanza di trasparenza sulle note di credito per pagamenti extra a Spatocco e la nuova Villa Pini, in presenza di dati non chiari sul tasso di occupazione dei posti letto.

In parole semplici, risulterebbero più ricoveri dei posti letto presenti.

LE MARACHELLE. «Noi però non c’entriamo. I dati sui tassi di occupazione ci vengono comunicati. Li riceve un ufficio efficientissimo che ha già smascherato le marachelle di Villa Pini (la ex, ndr)». E le note di credito? Il manager è laconico: «Non abbiamo mai pagato un euro in più alle cliniche private». Quindi rievoca un’altra voragine ereditata: 117 milioni di esposizione verso la vecchia Villa Pini, stoppati dall’ex assessore Mazzocca: «Non li abbiamo mai pagati». E aggiunge, cercando l’assenso del direttore sanitario, Pasquale Flacco, che gli siede accanto: «Ci siamo anche insinuati nel passivo di Villa Pini». E gli appalti, tipo Croci e mense, prorogati per anni? Li ho ereditati da Caporossi (ex manager di Lanciano-Vasto, ndr), centinaia di appalti irregolari. Gli uffici si sono fatti un mazzo così per cacciare quei fornitori».

LA STOCCATA. Il tono si alza quando si torna alla politica: «Voglio solo ridare serenità ai pazienti. Se la giunta ritiene che io non sia adatto può mandarmi via. Ma dovrà motivarlo con elementi non inventati o superficiali. Gli anni di cui stiamo parlando sono già stati valutati dalla Regione». Siamo alla fine. Zavattaro fa sapere che il 5 febbraio incontrerà l’assessore Paolucci per mostragli le riposte alle 28 accuse del Mef. E manda un messaggio ai piani alti della Regione, cioè a D’Alfonso: «La prossima volta usi modi più civili».