Assalti ai bancomat, quattro condanne

25 Giugno 2020

Pene fino a 5 anni per i criminali bloccati prima dell’ennesimo colpo. Il giudice: «Avevano fabbricato una bomba da guerra»

CHIETI. Scattano le condanne per la banda che assaltava i bancomat con l’esplosivo. O meglio: con una vera e propria «bomba da guerra» che avrebbe potuto provocare lesioni fino a una distanza di trenta metri. Il giudice del tribunale di Chieti, Luca De Ninis, ha inflitto 5 anni di reclusione e 15mila euro di multa ad Antonio Gerardo Pezzano; 4 anni e 12mila euro di multa a Fabio Cetrulo; e 3 anni e 2 mesi e 10mila euro di multa ciascuno a Ruggiero Barra e Paolo Casamassima. Si tratta dei malviventi, originari della provincia di Foggia, che fanno parte del «gruppo criminale» sgominato dai carabinieri lo scorso 8 dicembre, a Tollo, prima di un colpo. Pezzano e Casamassima sono stati dichiarati «delinquenti abituali». Confermata l’accusa di detenzione e porto illegale di materiale esplosivo, il giudice ha riqualificato il reato di ricettazione in concorso in fabbricazione di arma da guerra. Gli imputati sono stati processati con il rito abbreviato, che ha permesso loro di avere lo sconto di un terzo della pena. Nel frattempo, proseguono le indagini dei carabinieri della compagnia di Ortona, guidati dal maggiore Roberto Ragucci: l’ipotesi degli investigatori è che il quartetto sia coinvolto in una serie di furti che hanno terrorizzato per mesi i residenti della provincia di Chieti. Decisivi potrebbero risultare gli accertamenti del Ris di Roma.
GLI ARRESTI Sono le 2 di notte dell’8 dicembre quando una pattuglia della stazione dei carabinieri di Tollo intercetta una Ford Focus scura più volte segnalata nei luoghi di precedenti assalti. Il sospetto immediato è che si tratti della banda della marmotta, ordigno artigianale che non c’entra niente con il roditore: a forma di pala, s’infila «nella fessura di erogazione delle banconote». Altri indizi arrivano nel giro di qualche secondo: i quattro uomini che si trovano nell’auto, dopo aver nascosto un fagotto tra la vegetazione della strada provinciale Miglianico-Tollo, alla vista dei lampeggianti dell’Arma, tentano di darsi alla fuga in direzione del centro abitato. Qui, però, la Focus viene raggiunta e bloccata dai militari. Pezzano, 51 anni, Cetrulo (36), Casamassima (31) e Barra (26) provano a giustificare la loro presenza in zona con la più banale delle scuse: «Dobbiamo recuperare un furgone andato in panne qualche giorno fa». Ma i componenti della banda non possono fare altro che arrendersi all’evidenza.
I SEQUESTRI Durante la perquisizione dell’auto, infatti, spuntano fuori un passamontagna, un paio di guanti in lattice, torce e arnesi da scasso. Successivamente, le fotoelettriche dei vigili del fuoco illuminano il materiale gettato dalla gang durante il tragitto percorso con la Ford in fuga: altri due passamontagna e due paia di guanti. Ma la conferma definitiva che quei quattro foggiani fanno parte della banda della marmotta arriva quando gli investigatori, nel luogo dove i ladri erano stati sorpresi pochi minuti prima, trovano «un ordigno esplosivo di natura artigianale», la marmotta appunto: avvolta tra le coperte e abbandonata tra la vegetazione, è dotata di una lunga miccia ed è già carica di 381 grammi di miscela esplosiva in polvere.
L’ORDIGNO Il giudice Andrea Di Berardino, nell’ordinanza che convalida gli arresti, scrive: «È significativa la somiglianza degli indumenti degli arrestati con quelli degli uomini che, la notte del 20 novembre del 2019, sempre a bordo della Ford Focus, tentarono di far esplodere lo sportello Postamat di Tollo. Ciò fa supporre, unitamente al possesso di passamontagna e guanti, che, con ogni probabilità, i quattro sodali si sono mossi più volte nell’arco di un breve lasso temporale dai distanti luoghi di residenza per compiere reati contro il patrimonio con azioni eclatanti e senza scrupolo alcuno per l’incolumità altrui». La decisione degli imputati di «trasportare, di notte e in un piccolo abitato, materiale esplodente» denota «una professionalità delinquenziale freddamente deliberata». Gli accertamenti compiuti dagli artificieri prima di far brillare la “marmotta” confermano «l’enorme potenzialità esplosiva dell’ordigno, anche per la presenza di particelle metalliche, destinate a rafforzare l’effetto deflagrante e distruttivo».
LA SENTENZA Il resto è storia più recente: il sostituto procuratore Marika Ponziani (in aula c’era il pm Lucia Anna Campo) chiede e ottiene per gli imputati il giudizio immediato. Martedì pomeriggio, le condanne. Pezzano e Cetrulo (difesi dall’avvocato Michele Sodrio) restano in carcere; Barra e Casamassima (assistito dall’avvocato Gianluca Carlone) rimangono ai domiciliari.
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