Assalto alla bandiera, ultrà teatini in aula

Inseguirono l’auto con a bordo i rivali che sventolavano il vessillo del Pescara promosso in A
CHIETI. È giunto ieri alla seconda udienza il processo a carico degli ultrà teatini che il 20 maggio del 2012 avrebbero bloccato quattro ragazzi di Rosciano, e colpito a calci la loro auto, colpevoli di aver sventolato, nel piazzale della stazione allo Scalo, la bandiera del Pescara calcio appena promosso in serie A. Ma alla discussione, presieduta dal giudice Andrea Di Berardino, mancavano alcuni testimoni e così il processo è stata rinviato al 13 luglio.
Imputati per i reati di violenza privata e danneggiamento sono: Fabio Cavallucci, nato a Pescara 28 anni fa, residente a Ripa Teatina; Johnny Grossi, 26 anni, di Chieti; Davide Petrelli, 26 anni, di Chieti; Cristian Cipressi, 22 anni, di Chieti.
I fatti risalgono alla sera di domenica 20 maggio 2012, cioè il giorno in cui il Pescara, con una vittoria fuori casa a Genova contro la Sampdoria, venne promosso in serie A.
Una giornata di festa per i tifosi biancazzurri che hanno girato per le vie della città con bandiere e vessilli fino a notte fonda. Per i tifosi della squadra abruzzese che era appena passata alla massima serie, era una gioia. Ma alla fine della festa, i quattro giovani di Rosciano, due minorenni, un maschio e una femmina, e due ragazze, dopo la giostra di esultanza nel capoluogo adriatico, stavano tornando a casa sulla Fiat 500 e ancora sotto gli effetti della felicità per la vittoria, sventolavano la bandiera bianco azzurra. Passando però per Chieti.
I quattro imputati, secondo la ricostruzione degli investigatori, considerarono provocatorio quel passaggio esultante dei tifosi pescaresi nel territorio teatino. Sarebbero così balzati sulla Lancia Y, condotta da Cavallucci, per lanciarsi all’inseguimento dei tifosi pescaresi. Sempre secondo l’accusa, li hanno poi affiancati e costretti a fermarsi. Scesi dall’auto, avrebbero incominciato a prendere a calci l’auto occupata dai quattro tifosi rivali. Sul posto, avvertiti dalle persone che hanno assistito alla aggressione, sono arrivati gli uomini della Digos e della squadra volante della questura. I quattro giovani sono stati identificati e denunciati alla procura della Repubblica. Dopo l’inchiesta degli investigatori della polizia, il rinvio a giudizio diretto della Procura. Ora pelò la parola passa al giudice.

