Assalto armato da sei milioni: parte la caccia al covo e ai basisti

28 Marzo 2022

L’ipotesi è che la banda abbia avuto a disposizione in zona un capannone come base logistica La polizia scientifica cerca impronte sui venti mezzi sequestrati: arrivano gli specialisti da Ancona

SAN GIOVANNI TEATINO. È caccia al covo e ai basisti della banda che ha assaltato in cinque minuti la sede dell’istituto di vigilanza Sicuritalia-Ivri ed è fuggita con sei milioni di euro. Quattro giorni dopo la rapina da film di San Giovanni Teatino, gli investigatori cercano il “supporto logistico” e i fiancheggiatori della gang protagonista di un’irruzione che presenta lo stile paramilitare tipico della criminalità foggiana. La convinzione è che una base d’appoggio, molto probabilmente un capannone, fosse a disposizione del commando già molto prima della sera di giovedì scorso, per semplificare il compito della ventina di malviventi entrata in azione con fucili Kalashnikov, mitra, pistole e persino una maxi-ruspa che è servita a sbriciolare la parete di cemento armato dell’Ivri e a introdursi in una sorta di pre-caveau dove i dipendenti stavano conteggiando il denaro prima di riporlo nella cassaforte, dove c’erano altri 80 milioni di euro.
IL COVO
Arrivare al capannone eletto dalla banda come covo potrebbe essere determinante per raccogliere indizi utili e sgominare i componenti di un gruppo capace di mettere a ferro e fuoco una cittadina di 14mila abitanti, all’ora di cena, sparando venti volte in strada, incendiando Tir e auto per rallentare l’intervento delle forze dell’ordine, bloccando le strade principali (asse attrezzato compreso), rapinando con la minaccia delle armi gli automobilisti per impossessarsi delle macchine necessarie alla fuga. Un esempio concreto si è avuto in una recente indagine della polizia di Stato su un assalto a un furgone portavalori organizzato proprio dalla criminalità foggiana vicino Modena, sull’autostrada A1: l’identificazione di uno dei criminali, passaggio che ha dato la svolta all’inchiesta consentendo poi di dare un volto ad altri tre complici, è stata resa possibile grazie alle impronte digitali isolate su un mitragliatore Ak47 trovato in un fabbricato utilizzato come base logistica della gang.
RICERCHE A TAPPETO
Fatto sta che, già nelle ore successive alla rapina, i poliziotti della squadra mobile hanno cominciato a scandagliare le zone più isolate di Sambuceto e dei comuni vicini, sia nel Pescarese che nel Chietino. Un capannone, certo, ma non solo. I membri del commando hanno verosimilmente gravitato per lungo tempo nell’area di San Giovanni Teatino: per pianificare colpi del genere occorrono mesi e, dunque, anche appartamenti o strutture ricettive dove alloggiare.
I BASISTI
Un’impresa criminale di questa portata non può prescindere neppure dalla presenza di basisti. È fin troppo lampante come i malviventi fossero in possesso di informazioni riservate sulla sede dell’istituto di vigilanza, sul lavoro delle guardie giurate e sul giorno buono per entrare in azione, nel periodo di pagamento delle pensioni. Per di più, la ruspa, manovrata da uno dei criminali come fosse un’utilitaria, ha demolito la parete in cemento armato nel punto esatto in cui c’erano le ceste piene di soldi. Ogni componente della banda, come testimoniano le immagini catturate dalle 37 telecamere dell’Ivri, era perfettamente a conoscenza della morfologia dei luoghi e delle abitudini di chi aveva il compito di vigilare sul denaro.
I REATI IPOTIZZATI
Andranno avanti anche oggi i rilievi della polizia scientifica di Chieti e Ancona sui venti mezzi sequestrati. Da eventuali impronte o altre tracce potrebbe arrivare la svolta alle indagini della Mobile, coordinate dal sostituto procuratore Marika Ponziani, che ha aperto un fascicolo – al momento a carico di ignoti – per una sfilza di reati: dalla rapina pluriaggravata alla detenzione abusiva di armi, dalla ricettazione al riciclaggio, passando per l’incendio. Accuse da vent’anni di carcere.