Atenei, scontro sul nuovo corso: «La Regione non ci ha informati»

16 Gennaio 2023

Caputi parla dell’attivazione dell’indirizzo di studi a Lanciano in Diritto dell’ambiente e dell’energia «È un duplicato della nostra offerta, dovevamo essere interessati prima dell’università di Teramo»

CHIETI . Scontro a distanza tra le università di Chieti-Pescara e di Teramo sull’attivazione del nuovo corso di laurea in Diritto dell’ambiente e dell’energia da attivare a Lanciano. Dopo la presa di posizione dei sindaci di Chieti e Pescara, Diego Ferrara e Carlo Masci, pro-d’Annunzio, e quella del sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, ora parla il rettore dell’ateneo dannunziano Sergio Caputi. Il rettore ricostruisce la vicenda e chiama in causa, prima che l’università teramana, la Regione Abruzzo che finanzia il corso con 2,5 milioni.
LA RICOSTRUZIONE
La d’Annunzio viene a sapere della volontà di aprire il nuovo corso a Lanciano non dalla Regione, che lo finanzia, ma dal rettore dell’università di Teramo Dino Mastrocola. «Io rispondo», dice Caputi, «che devo confrontarmi prima di tutto con i miei docenti di area giuridica». Mastrocola propone una laurea interateneo, organizzata cioè insieme tra le due università e Caputi alla riunione della Crua - Conferenza dei rettori delle università abruzzesi - si dice in linea di principio favorevole. Ma, non conoscendo i dettagli dell’organizzazione del corso, chiede di vedere le carte, di capire cioè come è strutturato. «A quel punto», continua il rettore, «l’assessore regionale Nicola Campitelli mi manda il piano economico da 2,5 milioni e Mastrocola mi invia l’accordo che avremmo dovuto fare. Solo allora, con questi documenti in mano, io parlo con i giuristi del mio ateneo e insieme riteniamo che un accordo di quel tipo non potesse andare bene». Nel frattempo, nella stessa riunione della Crua, la d’Annunzio si vede anche bocciare le proposte di tre corsi di laurea da attivare. Quelli nuovi che una qualsiasi università voglia attivare devono infatti prima avere il via libera dalla Crua e poi l’autorizzazione del ministero.
I MOTIVI DEL NO
«Quando ho approfondito i documenti che mi sono stati messi a disposizione», dice Caputi, «il nuovo corso mi è apparso insostenibile. Innanzitutto perché non sembrava realmente una iniziativa interateneo: alla fine noi ci mettevamo solo i docenti, mentre la gestione restava in mano principalmente all’università di Teramo. A suscitare i nostri dubbi erano sia aspetti strutturali che amministrativi che anche economici. I 2,5 milioni della Regione ci sembravano alquanto spropositati per l’iniziativa in questione».
LA POSIZIONE DELLA REGIONE
Il rettore Caputi, inoltre, non si spiega come mai la Regione si sia rivolta all’università teramana per attivare un corso di questo genere. «Con la Regione la d’Annunzio ha sempre avuto ottimi rapporti», sottolinea il rettore, «sia dal punto di vista personale che istituzionale». Visto che l’ente voleva portare a Lanciano un corso di laurea in Diritto dell’ambiente e dell’energia, sarebbe stato logico interessare subito la d’Annunzio, che a Pescara ha già un corso di questo tipo con performance valutate a livelli molto alti su base nazionale, e visto che la d’Annunzio fa parte della Rete delle università sostenibili, anche in questo caso con ruoli di vertice. L’offerta, invece, sottolinea Caputi, «ci è arrivata soltanto dal rettore Mastrocola, ed è stata certamente apprezzata. Ma non si capisce come mai la Regione non si sia interfacciata direttamente con la d’Annunzio. Su quella classe di corso di laurea, secondo le classifiche Censis, il nostro ateneo, con il suo corso di laurea attivo a Pescara, è seconda in quanto a internazionalizzazione e quarta a livello di valutazione scientifica. La d’Annunzio inoltre fa parte del comitato di coordinamento nazionale delle Rete delle università per lo sviluppo sostenibile, in cui ci è stato affidato il coordinamento della sottorete per il Sud e a livello abruzzese, con la nostra docente Michelina Venditti, coordiniamo tutte le università abruzzesi aderenti alla Rus».