Atti sessuali su una 12enne, condannato

Due anni e mezzo per il 39enne amico della madre della ragazzina: per la donna un primo risarcimento di 10mila euro
LANCIANO. Prima la conoscenza in chat con la madre, poi l’inizio di una relazione con lei e alla fine le molestie sessuali sulla figlia dodicenne della donna. Con l’accusa di violenza sessuale aggravata su minore Aniello Russo, 39 anni, nato a Salerno ma residente a Vasto, era stato arrestato nell’ottobre del 2015 (è ancora detenuto nel carcere di Chieti) ed è finito a processo dinanzi al collegio.
Ma ieri i giudici -presidente Andrea Belli, a latere Cristina Di Stefano e Stefania Cantelmi- lo hanno condannato per atti sessuali a due anni e mezzo di reclusione, più una provvisionale di 10.000 euro alla madre della piccola, che si è costituita parte civile. Il reato, come chiesto dai legali dell’uomo, Giovanni Cerella e Alessandro Troilo, da violenza sessuale aggravata è stato riqualificato in atti sessuali (articolo 609 quater del cordice penale). Il pubblico ministero Salvatore Campochiaro aveva chiesto, invece, la condanna a 6 anni di reclusione ed è possibile che faccia appello, una volta che usciranno le motivazioni della sentenza tra 60 giorni.
L’ultima fase del processo, ieri, si è aperta con una dichiarazione spontanea dell’uomo, operaio in Val di Sangro, che ha detto di pentirsi e ha chiesto scusa, anche se ha continuato a negare la violenza. Che per l’accusa ci sarebbe stata, con palpeggiamenti e non solo, il 20 agosto 2015 in casa della madre e della bimba, luogo che frequentava dopo aver iniziato una relazione con la donna. I due si erano conosciuti in una chat di incontri, alla quale l’uomo si era iscritto con il falso nome di Antonello Rossi. In base alle indagini, coordinate dal procuratore Rosaria Vecchi e condotte dal Nucleo operativo della compagnia carabinieri di Lanciano, Russo avrebbe approfittato della bambina in un’occasione, anche perché la dodicenne avrebbe raccontato subito tutto alla madre che ha troncato immediatamente la relazione e denunciato l’accaduto ai carabinieri. Sempre nel corso delle indagini era emerso che l’uomo, utilizzando lo stesso falso nome di iscrizione sulla chat che gli aveva consentito di conoscere la madre della dodicenne, nel 2013 era stato condannato in primo grado, dal tribunale di Vasto, a due anni di reclusione, pena sospesa per violenza sessuale ed estorsione. Precedenti che hanno spinto il pm a chiedere sei anni di reclusione. I legali dell’operaio hanno però negato la violenza e parlato solo di atti sessuali. Il collegio, dopo tre ore di confronto e discussione, ha accolto questa tesi e condannato l’uomo a due anni e sei mesi di reclusione e al pagamento di un primo risarcimento alla madre di 10.000 euro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

