Vasto

Bambini del bosco, la Asl: «Famiglia da ricongiungere». Ma l’assistente sociale è critica

4 Febbraio 2026

La vicenda di Palmoli. La relazione dei medici: “Garantire continuità dei legami. Bambini sereni, pur con episodi di diffidenza legati alle vicissitudini”. (Nella foto, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas)

VASTO. La svolta è clinica, prima ancora che giuridica. Per la prima volta dal 20 novembre, data dell’allontanamento da casa, un’istituzione pubblica mette nero su bianco che i bambini del bosco di Palmoli devono tornare dai genitori. Gli specialisti della Neuropsichiatria infantile della Asl Lanciano Vasto Chieti si sono espressi favorevolmente al rientro in famiglia dei minori, attualmente ospiti di una struttura protetta a Vasto. È un parere che pesa e che può cambiare gli equilibri nel procedimento in corso al tribunale per i minorenni dell’Aquila.
Il passaggio cruciale della relazione, firmata da un’équipe multidisciplinare, lega il benessere psicologico dei piccoli al ricongiungimento. Scrivono i medici: «È indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine affettiva, attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari, al fine di estinguere i comportamenti di disagio evidenziati dai bambini, nell’ottica di una necessaria condivisione con la famiglia degli obiettivi didattici, di adattamento alla collettività tra pari e di scelte per il benessere dei minori». Il termine «estinguere» riferito al disagio suggerisce che la separazione, in questa fase, stia producendo più danni che benefici.
Il resoconto sanitario, tuttavia, atterra sulla scrivania dei giudici insieme a documenti di segno opposto. Nelle stesse ore, l’assistente sociale Veruska D’Angelo e gli operatori della casa famiglia hanno depositato relazioni che confermano le criticità pregresse. In queste pagine la madre, Catherine, viene ancora descritta come «oppositiva e riluttante a condividere regole diverse dalle proprie». Si profila dunque un conflitto tecnico tra l’apertura terapeutica della Asl e la cautela normativa dei servizi sociali.
L’apertura dei medici riguarda anche il delicato tema dell’istruzione. Pur con prudenza, la Asl avalla l’ingresso nel sistema scolastico pubblico, superando l’attuale regime di didattica in struttura. «Alla luce della predisposizione e il desiderio tangibile dei bambini alla socialità e alla didattica», si legge nel report, «sarebbe opportuno favorire l’inserimento nella scuola primaria, al fine di recuperare le tappe dell’apprendimento, nonché favorire la condivisione di spazi e la vita nella collettività, assieme ai coetanei».
Il documento porta la firma del responsabile della Neuropsichiatria Riccardo Alessandrelli, del referente dell’inclusione scolastica Tancredi Di Iulio, dell’assistente sociale Marina Antenucci, della logopedista Veronica Di Matteo e gli psicologi Alessandra Campitelli, Simona Malatesta e Veronica Vignieri. La loro indicazione è che «sarà necessario monitorare la progressione delle competenze didattiche ed emotivo-relazionali». La strategia suggerita è quella dei piccoli passi: «Si suggerisce l’iscrizione e l’inserimento graduale all’interno di un percorso didattico pubblico nella scuola primaria». E precisano che è «fondamentale calibrare i tempi in base alle risposte dei bambini, partendo da un primo breve momento di didattica domiciliare e, al più presto, a una frequenza in presenza nel piccolo gruppo e, poi, nella classe di riferimento». A supporto di questa linea c’è l’osservazione diretta. Dopo i colloqui, gli specialisti hanno concluso che «i bambini presentano una sostanziale adeguatezza nelle aree emotivo-relazionali». Un punto che riabilita mamma Catherine e papà Nathan: «L’interazione con i genitori risulta validata e questi rappresentano per loro un valido riferimento emotivo». La tenuta psicologica dei minori, nonostante il trauma del distacco, appare buona. «Nel complesso», annotano i medici, «i bambini sono risultati sereni, pur con episodi di aggressività, provocatorietà e diffidenza, inevitabilmente legati alle vicissitudini accorse e alla circostanza valutativa. Nel complesso, tuttavia, l’adattamento è risultato valido». La Asl riconosce ai genitori un ruolo attivo nel mantenimento di questo equilibrio: «La loro collaborazione è risultata determinante. I bambini mostrano desiderio di apprendere la didattica e sono ben disposti a interagire con interlocutori esterni alla famiglia». Sul fronte dell’apprendimento, è sottolineato: «I bambini presentano un profilo di sviluppo sicuramente disomogeneo, con alcune abilità, per esempio quelle motorie, linguistiche (con le dovute difficoltà per l’italiano a causa del bilinguismo), autonomie personali probabilmente in linea con l’età, altre sotto fascia a causa della mancata scolarizzazione».
Lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente di parte nominato dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, commenta: «Catherine è una mamma esasperata e preoccupata».
Appoggiando le dichiarazioni della Garante per l’infanzia e l’adolescenza Alessandra De Febis, il professionista sottolinea come «i genitori siano un valido sostegno emotivo per questi bambini, a dimostrazione che la capacità genitoriale c’è tutta».