Bentivogli: la politica non ignori le fabbriche

10 Maggio 2018

ATESSA. Non solo una regione verde e un territorio di pecore e pastori: l’Abruzzo è, grazie alla Sevel, soprattutto un territorio a vocazione industriale. È la fotografia scattata dal segretario...

ATESSA. Non solo una regione verde e un territorio di pecore e pastori: l’Abruzzo è, grazie alla Sevel, soprattutto un territorio a vocazione industriale. È la fotografia scattata dal segretario nazionale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, che nei giorni scorsi ha visitato lo stabilimento Sevel in Val di Sangro. L’occasione dell’incontro con dipendenti e vertici Sevel, tra cui il direttore di stabilimento Angelo Coppola, sono state le recenti elezioni per il rinnovo dei rappresentanti sindacali aziendali. La Fim resta, con 22 delegati eletti, il primo sindacato all’interno della fabbrica dei furgoni commerciali a marchio Fiat, Peugeot e Citroen.
«È stato un risultato straordinario», ha rimarcato Bentivogli, «segno di grande fiducia nella squadra della Fim. Il nostro ruolo deve essere quello di costruire comunità per cambiare il lavoro in meglio. Purtroppo la politica si occupa di industria solo quando si manifestano le emergenze occupazionali», ha commentato ancora il segretario generale Fim, «viste come ghiotte occasioni per fare passerella e lanciare facili slogan, come è successo alla Honeywell di Atessa, proprio nelle vicinanze della Sevel. Una proposta ai politici: invece di fermarvi sulla porta a fare propaganda provate a entrarci nelle fabbriche abruzzesi, la realtà è diversa da come ve la immaginate». La Fim ha anche sottolineato «la totale assenza di dibattito sui temi di Industria 4.0 e sugli effetti che la rivoluzione digitale sta avendo sul sistema manifatturiero. Anche in Abruzzo le forze politiche hanno ignorato sistematicamente il lavoro e i bisogni del tessuto economico e industriale. Un disinteresse che si tocca con mano proprio visitando la Sevel: il contrasto tra la pulizia e la cura del dettaglio, comprese le aree a verde, che regnano all’interno della fabbrica e il degrado delle aree circostanti è stridente». (d.d.l.)