Bigi: così ho amato Chieti dal Marrucino al Presepe

28 Ottobre 2018

L’ex funzionario della Banca d’Italia racconta il suo impegno per la città E quando la trasformò in Betlemme: «Coinvolsi le parrocchie e 400 figuranti»

CHIETI. Dopo la polemica tra amministrazione comunale e commercianti in vista delle festività natalizie, la premessa di Aurelio Bigi, per anni rappresentante di un mondo legato all’associazionismo attraverso il filo di una immensa passione per la tradizione e la cultura, è quasi inevitabile: «Parliamo d’altro». D’accordo. Parliamo di come si può riuscire a infrangere un muro di scetticismo, apatia e disfattismo magari eretto anche da persone che ti conoscono e stimano. «Si può fare», spiega con la determinazione di sempre, «quando tieni davvero a una cosa, tutto si può fare. E io ho sempre amato la mia città, convinto che, storicamente, il suo ruolo debba essere quello culturale».
PIAZZA DELLA VERDURA. Amore sbocciato e coltivato in pieno centro storico. «Sono nato all’incrocio tra corso Marrucino, via Arniense e via Toppi, vicino all’emiciclo della pescheria e alla “piazza della verdura”. Un luogo identificato come “Scardapane” dal nome di un negozio di alimentari, molto vivace specie al mattino con le donne che andavano a fare la spesa in tempi in cui, nelle famiglie, si poteva vivere con un solo stipendio. Un piccolo mondo di provincia, una città vivace che riusciva spesso ad imporsi all’attenzione generale anche attraverso eventi sportivi prestigiosi come il concorso ippico alla Civitella oppure il torneo internazionale di basket alla Villa comunale». Maturità scientifica, una laurea in giurisprudenza e le prime intense e appassionate esperienze nello scoutismo.
ANCORA UN RICORDO. È legato alla processione del Venerdì Santo, alla quale Bigi ha anche dedicato un libro. «C’è la credenza che, nell’incedere del corteo, se la statua dell’Angelo si ferma davanti a un portone, durante l’anno, dallo stesso uscirà un morto. Fu così. Ero un bambino e, quando poco dopo morì mio nonno, ne rimasi particolarmente colpito».
TEATE NOSTRA. A spingere nella mischia Bigi, divenuto intanto funzionario della Banca d’Italia, fu il sindaco Nicola Cucullo. «Mi chiamò, parlammo appena un quarto d’ora e mi chiese di “fare qualcosa” per animare la vita cittadina. Assieme a Tonino Salvatore, Camillo Gasbarri, Rolando D’Alonzo e Antonio Iezzi, tutti uomini di buona volontà innamorati di Chieti, si partì con il Maggio Teatino all’interno del quale fu poi inserita la Settimana Mozartiana e nacque l’associazione Teate Nostra. Della città si conoscevano le origini romane; poco considerato, invece, il patrimonio medievale e si pensò allora a rievocazioni in costume, ad una giostra cavalleresca in piazza e a quelle indimenticabili cene a tema nel cortile di Palazzo Martinetti».
Un crescendo di scoppiettanti iniziative, dal Carnevale all’Infiorata del Corpus Domini, messe assieme sempre sul filo conduttore del volontariato, l’apoteosi arrivò a margine della prima edizione del Presepe Vivente con oltre quattrocento figuranti e la città improvvisamente trasformata, per una sera, in una suggestiva Betlemme tra paglia, pastori, pecorelle, fucine, cavalli e legionari. «Riuscimmo a coinvolgere le parrocchie e anche per noi fu una grande emozione. Imponente la partecipazione di folla, splendida risposta a tanti scettici oltre che conferma della perfetta dimensione della città come scenario di eventi turistici e culturali. Notevole lo sforzo organizzativo per mettere assieme ben trentacinque scene, una volta, poche ore prima dell’evento, venne a mancare l’asinello e fu una corsa precipitosa verso un agricoltore di Vacri disposto a prestarcene uno».
DA BETLEMME AL MARRUCINO. Poi la nomina a commissario del Teatro Marrucino. «Riaprimmo alla città la “bomboniera di piazza Valignani” con una serie di eventi e rassegne. All’uscita dal lavoro, assieme ad alcuni amici, ci si impegnava fino a tardi per portare avanti programmi ed iniziative. Tra tanti ricordi, la professionalità dell’attore Giulio Scarpati, la dolcezza di Claudia Koll e la simpatia nonché l’affabilità del maestro Riccardo Muti che riempì il Teatro rendendo necessaria l’installazione di un maxi schermo all’esterno». Le prime edizioni del premio televisivo intitolato al regista teatino Anton Giulio Majano, precursore della fiction, non manca il tempo per dare alle stampe alcuni libri tra cui uno dedicato alla sede teatina della Banca d’Italia con una foto del 1913 a testimoniare il trasferimento delle “ballette” di banconote, attraverso un lenzuolo calato da una finestra a mo’ di scivolo, per alleggerire un solaio in procinto di crollare. «Il tutto sotto lo sguardo tranquillo di alcuni passanti e di un solo vigile. Altri tempi», commenta sorridendo Bigi.
“VIRGOLA” ALLA CREMA. Un tripudio di iniziative, insomma, sulla scia di quanto sognato da ragazzo. Tempo fa, la decisione di staccare la spina mantenendo comunque alcuni legami attraverso il salotto SempreVivo dove, per un lungo periodo, sono stati proposti incontri culturali e spaccati di vita cittadina. Ma c’è qualcosa di Chieti alla quale Aurelio Bigi, attuale presidente del Rotary Club, non potrebbe mai rinunciare ? «Certo. La “virgola” alla crema chantilly del Caffè Vittoria che ha accompagnato per tanti anni la mia pausa caffè». Incombe un’altra domanda. Aurelio la anticipa e la risposta è scontata: «Chi me lo ha fatto fare? Il piacere di farlo. E non mi sembra poco». No, non lo è affatto.
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