Palmoli

Bimbi del bosco, la tutrice: «La madre rifiuta tutto». Ma gli avvocati smentiscono

8 Gennaio 2026

Una maestra non c’è ancora. Maria Luisa Palladino: «L'avevo trovata, poi sono nati i problemi». I legali di Catherine: «Lei ha espresso pieno consenso al percorso educativo»

PALMOLI. «La madre rifiuta tutto, che dobbiamo fare?». Queste parole, pronunciate a favore di telecamera, rendono netta la posizione di Maria Luisa Palladino, la tutrice dei bambini del bosco di Palmoli. Il suo intervento televisivo segna un nuovo capitolo nella complessa vicenda giudiziaria che vede contrapposti i genitori, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, e le istituzioni preposte alla tutela dei minori.

Le dichiarazioni della professionista nominata dai giudici dell’Aquila delineano un quadro di difficile gestione: «Lei è molto rigida», afferma riferendosi alla madre, descrivendo un atteggiamento che ostacolerebbe il percorso di inserimento nella comunità di Vasto, dove i tre figli vivono dallo scorso 20 novembre.

Il nodo cruciale resta l’istruzione. «Sull’educazione dei figli decide la struttura in base alle regole che hanno sempre avuto», osserva Palladino, rivendicando la necessità di seguire protocolli stabiliti. La tutrice ammette che il progetto scolastico, in base al quale era previsto l’ingresso di un’insegnante in struttura già dal 7 gennaio, ha subito una battuta d’arresto. Ieri, nella casa famiglia, non si è visto nessuno. «La maestra la stiamo cercando», spiega Palladino al microfono di Claudio Giambene della trasmissione Vita in diretta. «È urgente. L’avevo trovata, ma adesso pare che siano nati dei problemi. Spero di trovare la quadra per il bene dei bambini». Un’ammissione di difficoltà che lascia, per il momento, i fratellini in attesa di quel percorso di alfabetizzazione ritenuto prioritario dai giudici.

Ma la narrazione della tutrice viene contestata radicalmente dalla difesa. Gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas offrono una lettura diametralmente opposta, smentendo l’immagine di una coppia ostruzionista.

I legali sottolineano che i genitori hanno espresso «a chiare lettere» la volontà di collaborare e che le soluzioni alternative esistono e sono praticabili da subito. «Il percorso educativo, nel rispetto del regolamento ministeriale, è già disponibile attraverso la scuola parentale e il progetto psicopedagogico istituito dall’amministrazione comunale di Palmoli, per il quale la famiglia ha espresso il suo pieno consenso», dichiarano i difensori. «La cosa più logica, nell’interesse dei minori, è restituire agli stessi una vita normale con i propri genitori nella casa a loro disposizione: vanno accompagnati in un sano percorso di mediazione culturale, garantendo ogni tutela che il nostro ordinamento riconosce imprescindibile nella vita di un bambino».

Lo scontro si accende anche su temi delicatissimi, come la salute psicofisica dei minori. I consulenti di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello, hanno riportato le preoccupazioni di Catherine riguardo a gesti di autolesionismo dei figli, come il mordersi le mani della primogenita.

Un allarme che la tutrice respinge con fermezza: «Mi sono accertata e ho parlato con chi dovevo parlare. Se tirano fuori questi documenti, poi ne parleremo. Io e i responsabili della struttura non abbiamo visto niente (in merito ad atti autolesionistici, ndr) con i nostri occhi». La smentita è netta, ma il solo fatto che se ne discuta in televisione dà la misura di quanto la tensione sia salita oltre il livello di guardia. Tra le accuse di rigidità materna e le difficoltà nel rintracciare un’insegnante, la vita dei tre bambini di Palmoli resta sospesa in una struttura di Vasto, in attesa che gli adulti – giudici, avvocati, tutori – trovino quella «quadra» che la stessa Palladino auspica, ma che sembra ogni giorno più lontana.

Anche la questione della maestra “introvabile”, d’altronde, diventa metafora di questa distanza: mentre si dibatte sui massimi sistemi del diritto di famiglia, manca il tassello più elementare, quello di una figura che si sieda accanto ai bambini per insegnare loro a leggere e scrivere secondo i canoni richiesti dai giudici.

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