«Birre» e «sigarette», ecco la droga in codice

6 Dicembre 2021

Le intercettazioni svelano il linguaggio cifrato. Durante le indagini inseguimenti, sequestri e arresti

CHIETI. «Birre» e «sigarette» per mascherare l’affare della droga: così gli indagati parlavano al telefono riferendosi, rispettivamente, a cocaina e marijuana. I colloqui sono stati intercettati dai poliziotti della squadra mobile che, anche attraverso numerosi sequestri, hanno dato un significato ben preciso a quelle conversazioni dal contenuto ambiguo.
Qualche episodio concreto? Il 7 marzo del 2020 Luca Rapino e Bonifacio De Angelis cedono a un cliente «due sigarette», ma gli investigatori evidenziano come si tratti, in realtà, di dosi di marijuana. Neanche una settimana dopo, sempre De Angelis utilizza lo stesso “linguaggio”, due volte nel giro di 24 ore, per rifornire una coppia di clienti.
Durante l’inchiesta non sono mancati arresti in flagranza e inseguimenti. Il 26 marzo di un anno fa, ad esempio, gli uomini della quarta sezione della Mobile decidono di controllare la Renault Clio guidata da uno degli indagati, Tiziano Marrongelli, e con all’interno Rapino. Non appena intimato l’alt, quest’ultimo scende dalla macchina e comincia a scappare a piedi, mentre l’automobilista accelera e fa perdere le sue tracce. Gli agenti si mettono all’inseguimento del ragazzo, che si intrufola nei cortili dei palazzi circostanti scavalcando anche più recinzioni. Ma la fuga finisce dopo qualche minuto, perché i poliziotti riescono a bloccarlo. Durante la perquisizione spunta la sostanza stupefacente: Rapino nasconde sotto il giubbino una busta di plastica con tre involucri che contengono complessivamente 150 grammi di marijuana. Gli investigatori si spostano a casa dello spacciatore e, all’interno del garage, trovano altri 13 grammi della stessa droga e quasi cento grammi di bicarbonato, sostanza che viene utilizzata di solito per tagliare la cocaina.
Nel corso dell’inchiesta, la polizia si è imbattuta anche in un altro gruppo di spacciatori composto, fra gli altri, dagli albanesi Preng Dodaj e Vladimir Sokoli e dal siracusano residente a Francavilla Angelo Fisicaro. E proprio Dodaj, per cedere la cocaina a un cliente abituale, parlava di «due birre». (g.let.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.