Bomba nell’auto di un finanziere: le indagini puntano sul Chietino

18 Ottobre 2023

Arrestato un pugliese di 50 anni, sospetti sul ruolo dell’ex moglie dell’ufficiale che abita a San Vito La donna ha incontrato l’indagato sul lungomare di San Salvo pochi giorni dopo l’agguato incendiario

CHIETI. Puntano al Chietino le indagini sull’attentato che, sette mesi fa, ha rischiato seriamente di uccidere un ufficiale della guardia di finanza in servizio a Napoli. All’alba di lunedì è finito in carcere con l’accusa di tentato omicidio Franco Di Pierno, 50 anni, di San Severo (Foggia): è lui, per gli investigatori, ad aver premuto il pulsante del telecomando che – nel pomeriggio del 21 marzo scorso – ha fatto esplodere a Bacoli, in provincia di Napoli, un ordigno «di natura dirompente» posizionato sull’auto del maggiore delle fiamme gialle, che si è salvato miracolosamente dallo scoppio della bomba e dall’incendio che hanno distrutto la macchina gettandosi da un finestrino. Un agguato incendiario eclatante che, secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Napoli, potrebbe trovare origine nei conflitti tra l’incolpevole vittima e la sua ex moglie, che vive a San Vito Chietino. La donna non ha ricevuto avvisi di garanzia. Ma il giudice per le indagini preliminari Nicola Marrone scrive che, pur restando aperte tutte le piste, «l’ipotesi più accredita riconduce la genesi dell’attentato all’ambito familiare» del finanziere e «al conflittuale rapporto tra i due coniugi separati».
Gli investigatori hanno trovato la traccia che porterebbe al movente nei giorni successivi all’attentato. Torniamo indietro alle sei del pomeriggio del 6 aprile quando la ex moglie del finanziere – accompagnata dal fratello, dalla madre e dal figlio piccolo – raggiunge in macchina San Salvo Marina e incontra Di Pierno, che la attende a bordo della sua auto in un parcheggio antistante il lungomare. I carabinieri documentano tutto: i due si allontano per una lunga passeggiata in cui parlano intensamente tra loro. Al termine della conversazione, si salutano con un bacio sulle guance, risalgono sulle rispettive auto e si allontanano dal parcheggio in direzione sud. Fin qui, la cronaca di quel pomeriggio.
Il fratello e la madre dell’ex moglie del finanziere, interrogati dagli investigatori nei giorni successivi, hanno negato di conoscere Di Pierno. Ma quel giorno di primavera anche loro avevano salutato calorosamente l’indagato.
A incastrare il cinquantenne ci sono le immagini delle telecamere: quattro impianti diversi di videosorveglianza hanno immortalato Di Pierno sui luoghi dell’attentato. L’uomo risulta inoltre aver alloggiato la notte fra il 20 e il 21 marzo a meno di 400 metri di distanza dalla strada dove si è verificata l’esplosione.
«Il congegno impiegato», osserva il giudice Marrone, «è un ordigno esplosivo che, secondo gli artificieri, risulta confezionato da mano esperta», oltre che «micidiale». E ancora: «Le intenzioni di chi ha piazzato l’ordigno in una posizione strategica, ovvero a ridosso del serbatoio del carburante tale da favorire l’incendio dell’autovettura a seguito dell’esplosione, erano quelle di ottenere la morte della vittima dell’attentato. Inoltre si deve sottolineare come l’indagato abbia scelto per agire il momento in cui la vittima si trovava a bordo della autovettura in un posizione particolarmente vulnerabile, all’interno di una stradina privata, che gli lasciava ben poche vie di fuga. Se l’attentatore avesse voluto soltanto compiere un’azione intimidatoria, avrebbe agito in un altro momento senza mettere a rischio concreto la vita del suo proprietario». All’alba di lunedì sono scattate anche diverse perquisizioni: si punta a individuare anche il mandante dell’attentato e gli eventuali fiancheggiatori.
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