«Bombe costruite nel campo rom in cui sono morti due fratellini»

L’ipotesi degli investigatori è che gli ordigni per assaltare gli sportelli delle banche venivano fabbricati anche tra le baracche del Foggiano dove è divampato l’incendio costato la vita ai bimbi di 2 e 4 anni
CHIETI. Le bombe per assaltare i bancomat del Chietino venivano costruite anche nel campo rom di Stornara, in provincia di Foggia. In quella stessa baraccopoli in cui, il 17 dicembre del 2021, un incendio ha provocato la morte di un bimbo di quattro anni e della sorellina di due, la gang composta da almeno otto persone custodiva le “marmotte”, ovvero i manufatti metallici a forma di “T”, imbottiti con 600 grammi di polvere pirica ciascuno, le cui estremità vengono inserite nella fessure che erogano le banconote. L’ipotesi è emersa dopo che i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Chieti hanno ricostruito nel dettaglio i percorsi delle automobili utilizzate dagli indagati per gli assalti. Gps, tabulati telefonici e Dna hanno incastrato Riccardo Masciavè, 34 anni, Angelo Dibartolomeo (35), Girolamo Rondella (35), Sabri Yermani (32), Giandomenico Palmieri (37), Carlo Grossi (32) e Roberto Russo (22), tutti residenti tra Stornara e Orta Nova e ora rinchiusi in carcere per i furti pluriaggravati messi a segno, fra settembre e ottobre del 2021, alla Bper di Miglianico, alle Poste di Villa San Vincenzo di Guardiagrele e alla Bcc di Canosa Sannita. Per l’ottavo indagato, Marco Conversano (27), anche lui di Orta Nova, l’unico incensurato, è stato disposto l’obbligo di dimora.
L’ITINERARIO
Il campo rom di Stornara compare per la prima volta nelle indagini durante la ricostruzione del colpo messo a segno alla Bper di Miglianico alle 3 del 9 settembre del 2021, quando i malviventi si sono impossessati di oltre 40mila euro. Analizzando i dati del gps della Fiat Tipo noleggiata da Masciavè, gli investigatori scoprono che qualche ora prima, tra le 20.30 e le 21.28, quell’auto passa nei pressi delle abitazioni di quasi tutti gli indagati, ovvero Palmieri, Dibartolomeo, Russo e Rondella. Alle 21.33 la Tipo arriva al campo nomadi, «luogo che ben si presta alla fabbricazione e all’occultamento degli ordigni esplosivi», scrive il sostituto procuratore Giancarlo Ciani nella richiesta di applicazione delle misure cautelari, accolta dal giudice Andrea Di Berardino. Lo stesso pm ricorda che proprio in quella baraccopoli sono morti due bambini. Parliamo di una sorta di ghetto dove vivono quasi un migliaio di cittadini bulgari tra rifugi di fortuna e immondizia.
L’ASSALTO
Ma torniamo all’itinerario ricostruito dai carabinieri. L’auto noleggiata da Masciavè riparte, a distanza di cinque minuti, verso l’Abruzzo. Poco dopo le undici di sera, è già a Francavilla, sulla statale 16, a pochi metri dall’abitazione di Dibartolomeo, ovvero la base logistica-operativa del commando. Dopo un sopralluogo nelle vicinanze del bancomat, torna a Francavilla e viene lasciata in sosta. Per l’assalto a Miglianico e la successiva fase iniziale della fuga, infatti, i banditi utilizzano un’Alfa Romeo Giulietta rubata sempre nella cittadina adriatica. Compiuto il maxi furto, la banda torna di nuovo nel covo di Francavilla e aspetta che si calmino le acque.
IL RITORNO IN PUGLIA
Un’ora e mezza dopo, la Tipo – ovvero l’auto “pulita” – riprende la marcia e, alle 6.58, eccola al punto di partenza, il campo rom di Stornara, dove rimane in sosta per dieci minuti esatti, «certamente», osserva il pm, «per occultare il malloppo». Un tesoro in banconote da oltre 40mila euro nascosto tra quelle baracche di legno, cartone e plastica che, dopo poco più di tre mesi, diventeranno la tomba di Christian e della sorellina Birka.

