Borgo Santa Maria, pronto un progetto per la ricostruzione

Studio fatto dall’ingegner Merlino per i residenti sgomberati Se finanziati, 120 alloggi possono essere realizzati in tre anni
CHIETI. Le palazzine sgomberate a Santa Maria potrebbero essere demolite e ricostruite più a valle al Tricalle, in una zona certamente più sicura dal punto di vista idrogeologico, edificabile e in grado di soddisfare tutte le esigenze degli inquilini dal punto di vista dei servizi, del verde pubblico e di tutti i relativi standard abitativi. A firma dell’ingegner Domenico Merlino è pronto uno studio di fattibilità per la realizzazione di sei nuovi palazzi da costruire nell’area tra la chiesetta del Tricalle e il PalaTricalle: 32mila metri quadrati di terreno edificabile (tenuto conto anche della demolizione e ricostruzione dei condomini) dove potrebbero essere realizzati oltre 180 appartamenti, suddivisi in palazzine di diversa tipologia edilizia, da due a quattro piani di altezza.
L’ingegnere teatino ha ricevuto incarico di realizzare uno studio di fattibilità dal comitato Santamaria, che ieri lo ha incontrato per approfondire alcuni temi progettuali. L’ingegnere ha ricevuto nel suo studio al Centro Dama il portavoce del comitato, l’ex preside Ettore D’Orazio, insieme a una delegazione formata da Evandro De Iuliis, Marco Ferrarino, Pina Pellicciotta ed Eugenio Di Marzio. Il Comune è già al corrente del progetto: il comitato l’ha presentato al sindaco Diego Ferrara e all’assessore ai Lavori pubblici Stefano Rispoli che lo hanno accolto con i migliori auspici.
«Il progetto», spiega Merlino, «prevede la realizzazione delle palazzine attorno a uno spazio centrale chiuso al traffico. Una strada transitabile dalle auto percorrerà esternamente l’intera area, mentre all’interno ci saranno verde pubblico, viabilità pedonale e piccole piazzette. Sono previsti anche parcheggi interrati». Il primo lotto prevede la realizzazione di 120 appartamenti, per andare incontro alle esigenze del centinaio di famiglie che attualmente si trova senza casa.
Se tutto dovesse andare secondo i piani, la nuova zona potrebbe nascere anche fra tre anni e si chiamerebbe Borgo Santa Maria. L’operazione potrebbe essere finanziata da fondi pubblici grazie al fatto che la zona tra via don Minzoni, via Fonte Vecchia, viale Gran Sasso e via Arenazze, a Santa Maria, ad agosto è stata riconosciuta in stato di emergenza per dodici mesi e che il 24 aprile scorso è stata pubblicata sul bollettino ufficiale la dichiarazione di zona rossa. Ma, prima di ottenere i fondi necessari, l’iter è lungo. Anzitutto il Comune deve convocare un incontro con la Protezione civile regionale che è l’organismo a cui potrebbero essere trasferiti i fondi ministeriali.
«Il Comune ci ha detto che convocherà a breve l’incontro richiesto», assicura D’Orazio, «nel frattempo noi cercheremo di sveltire al massimo le complesse procedure che stanno dietro l’operazione. Compreso il problema del mancato arrivo dei fondi relativi per l’autonoma sistemazione». A questo riguardo la Regione ha fatto sapere di aver ottenuto come anticipo dei fondi per il dissesto idrogeologico 600mila euro. Sarà premura del comitato sincerarsi se i soldi siano effettivamente arrivati e come verranno distribuiti. D’Orazio ha assicurato che il Comune sarebbe stato presto contattato per sapere se i fondi sono già stati erogati.
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