Botte alla moglie davanti ai figli, a processo

7 Giugno 2018

La donna denuncia due anni di maltrattamenti e offese. Colpito anche uno dei bambini con un borsone

LANCIANO. Due anni di botte e offese davanti agli occhi atterriti dei tre figli. Una violenza, quella di G.S. (le iniziali sono per tutelare moglie e figli minorenni), 48 anni, di Lanciano, che non ha risparmiato neanche la suocera, intervenuta per difendere la figlia e uno dei bambini, colpito con un borsone. L’uomo andrà a processo, come deciso dal giudice per le udienze preliminari Andrea Belli, il prossimo 24 settembre. Per lui l’accusa è di maltrattamenti in famiglia, aggravati dalla presenza dei figli minorenni. Bambini che hanno visto la propria mamma presa a schiaffi e parolacce dal proprio padre per due anni. Uno di loro, finito in una delle tante liti per difendere la mamma, è stato anche colpito dall’uomo. All’epoca dei fatti, nel 2013, avevano 8, 10 e 12 anni, bambini che avranno sempre negli occhi scene di violenza e terrore quotidiane. Stando alla denuncia della mamma e alle indagini condotte dalla Procura di Lanciano, la donna, rappresentata dall’avvocato Luca Scaricaciottoli, dal 2013 al 26 maggio 2015 è stata quotidianamente malmenata e ingiuriata dall’ex marito davanti ai tre figli piccoli. Le discussioni con l’uomo, rappresentato dall’avvocato Franco Barbetti, sarebbero scoppiate ogni giorno per via delle sue relazioni extraconiugali. Secondo G.S. la moglie avrebbe dovuto subire in silenzio i tradimenti. Non pago, non solo la tradiva, ma la picchiava pure. Il 14 luglio 2013, mentre erano in casa, con uno schiaffo violentissimo l’avrebbe fatta sbattere contro un armadio: la donna avrebbe perso sangue e anche i sensi. I bimbi erano in casa. Nel novembre 2013 oltre alle sberle, mentre la donna era bloccata contro un muro, le avrebbe sputato in faccia e l’avrebbe presa a parolacce. A dicembre la lite e poi gli schiaffi sono volati durante una cena di famiglia, a casa della suocera. Quella volta l’uomo ha aggredito anche la suocera che era intervenuta in difesa della figlia, caduta dalla sedia per un ceffone dato dal marito. Anche il figlio di 10 anni era stato colpito dal padre con un borsone. Ancora botte nel novembre 2014 e fino a maggio 2015, quando la donna è riuscita ad interrompere quella relazione violenta. L’uomo, che era stato allontanato da casa, però la minacciava lo stesso; tramite il figlio maggiore -che ormai aveva 14 anni- le mandava a dire che l’avrebbe «trinciata di botte», se non tornavano assieme. La donna si è costituita parte civile nel processo che si aprirà a settembre. (t.d.r.)
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