Carichieti, Ciocca non parla «Sono fuori da Bankitalia»

Conferenza dell’ex vicedirettore di Palazzo Koch sulla crisi economica del Paese Il pubblico: «Come vede la nostra banca?». E lui si mette le mani tra i capelli
CHIETI. La lingua batte dove il dente duole, e così la prima domanda arrivata dal pubblico al termine della brillante conferenza su “Crisi economica: causa e conseguenze” dell’economista Pierluigi Ciocca, ha coinvolto subito il futuro della Carichieti, la banca di casa a rischio salvezza. Consigliere economico del governatore della Banca d’Italia fino al 1995 e dopo vicedirettore generale di Bankitalia, con svariati altri prestigiosi incarichi, Ciocca è sembrato l’interlocutore migliore a cui chiedere lumi sulle sorti dell’istituto di credito della provincia. Lui, però, non appena udita la parola “Carichieti”, ha chinato la testa e si è messo le mani nei capelli, lasciando sfuggire un eloquente “no…”. Il presidente del Rotary club Aurelio Bigi, organizzatore della conferenza che oltre all’economista teatino ha visto ospite anche Fabio Cecchi Paone, gli è venuto subito in aiuto. «Stiamo parlando di crisi economica internazionale», ha precisato. Ciocca ha poi spiegato che non intendeva parlare della banca perché non era a conoscenza di quello che stava succedendo. Abbiamo riprovato a fargli la stessa domanda a fine convegno, ma la risposta è stata uguale: «Ho salutato Banca d’Italia nel 2006, prima della crisi», ha puntualizzato.
La conferenza ha comunque avuto il merito di spiegare in maniera semplice e a tratti anche molto divertente i problemi dell’economia italiana che «da 25 anni non cresce più», ha detto Ciocca, «in cui la produzione manifatturiera è caduta del 25% dal 2007 ad oggi, mentre quella mondiale è cresciuta del 40%, in cui il costo del lavoro è aumentato del 40%, mentre in Germania è rimasto invariato». È il quadro dell’Italia della crisi, in cui pure si registra «una pallida luce in fondo a un lungo tunnel». La pallida luce è quella dello 0,7% di crescita, «una fiammella che a me non scalda il cuore», commenta Ciocca, «se si pensa che da 2007 al 2014 abbiamo perso 9 punti di Pil».
Per lui si può fare molto meglio: «Possiamo crescere anche del 3% l’anno, ne abbiamo tutte le capacità». Come? La ricetta di Ciocca ha tre ingredienti: la finanza pubblica, ossia ridare fiato alle opere pubbliche, le infrastrutture giuridiche, vale a dire che «se tu dai un diritto buono ai produttori italiani si produce meglio e di più» e poi la…frustata nelle chiappe, nel senso che «bisogna con chiarezza dare alle imprese il messaggio che i fatti loro se li devono vedere da sé».

