Casa anziani, chiesti 7 anni per la titolare

Maltrattamenti aggravati da sevizie su alcuni ospiti: la Procura vuole la condanna dell’imputata. Mostrati 11 video-choc
LANCIANO. Condanna a 7 anni di reclusione: è la richiesta fatta dal pm Gabriella De Lucia nei confronti di Carmela Guglielmo, 50 anni, imputata nel processo in Corte di assise a Lanciano perché accusata di maltrattamenti aggravati e sevizie contro alcuni ospiti della casa famiglia Arcobaleno di Vasto affidati a lei per ragioni di cure, abbandono di incapaci con l’aggravante di avere agito per futili motivi e in un caso, di aver causato la morte del pensionato Luigi Molino. Tre le costituzioni di parte civile: Federico Di Renzo, Antonella Ciuffolo per Luisa Zara e Rufina Colantonio, e i cui legali si sono allineati alle richieste del pm chiedendo anche il risarcimento danni. Ha invece chiesto l’assoluzione piena l’avvocato Alessandra Cappa che difende la Guglielmo.
All’inizio del processo imputato era anche il compagno della Guglielmo, deceduto a fine giugno 2017 per infarto. Alla sbarra è rimasta quindi solo la donna, contitolare della struttura che fu sequestrata nel luglio 2016. Dura la requisitoria il pm De Lucia in due ore ha sostenuto le accuse di maltrattamenti verso gli anziani denutriti, presi a parolacce, picchiati e legati, sulla base delle intercettazioni e delle testimonianze rese anche da ex dipendenti della struttura nei mesi scorsi. In aula il pm ha mostrato 11 video di intercettazioni ambientali all’interno della struttura fatte dai carabinieri del Nucleo operativo di Vasto che avevano piazzato microspie e telecamere nei corridoi, nei bagni e nella sala comune. Intercettate anche le utenze telefoniche.
«I video sono chiari», dice il pm, «mostrano maltrattamenti, condotte vessatorie, violenze fisiche e psichiche della Guglielmo verso gli anziani, verso Luigi Molino, poi deceduto, Pietro Notaro, legato e picchiato come Luisa Zara». Nei video in cui Luisa viene lavata volano schiaffi e offese, viene chiamata «bestia, animale, stronza, zozzona». Anche negli altri video ci sono schiaffi e parolacce. «E risate di sberleffo», aggiunge il pm che ha sostenuto l’abbandono dei ospiti, denutriti, non controllati, in particolare Molino, poi morto.
L’avvocatessa Cappa, invece, ha chiesto l’assoluzione della Guglielmo. «Non c’è alcun abbandono», dice Cappa, «Molino era seguito, come gli altri, da infermiere e medico ed è sempre stato portato in ospedale al bisogno. Non c’è stato alcun abbandono e quindi neanche l’evento morte conseguente. Le perizie hanno escluso che la morte di Molino sia riconducibile a presunte privazioni, anche di acqua. L’occhio nero di Zara invece era dovuto a una congiuntivite. In 3-4 episodi Guglielmo si è mostrata più perentoria. Ma se sdrammatizzava è stato detto che derideva, se scuoteva in tono perentorio, che maltrattava». La sentenza tra due settimane.
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