L’AQUILA
Da una parte Nicoletta Orlandi, da poco alla presidenza del tribunale per i minorenni dell’Aquila, con un passato nella Federazione giovanile comunista italiana, già consigliera comunale del Pci ad Avezzano, sua città natale, e soprattutto ex deputata del gruppo parlamentare Comunista-Pds. Dall’altra gli ispettori inviati dal ministro Carlo Nordio (Fratelli d’Italia) e le sempre colorite dichiarazioni del vicepremier leghista Matteo Salvini e dei suoi fedelissimi. Nel mezzo la famiglia del bosco di Palmoli, da mesi investita da un caso mediatico che ciclicamente riaccende le braci dello scontro tra politica e magistratura (il clou alla vigilia del voto referendario di marzo). Tutto nasce da un documento a firma della presidente Orlandi che da qualche settimana ha preso il posto del giudice Cecilia Angrisano. Orlandi denuncia come l’ispettorato voglia «monitorare l’andamento del procedimento e il contenuto dei successivi provvedimenti, acquisendo atti istruttori», scrive con «urgenza» al Consiglio superiore della magistratura e respinge, almeno per il momento, le ulteriori richieste del ministero per le verifiche sulla vicenda giudiziaria legata ai coniugi Nathan Trevallion e Catherine Birmingham e ai loro tre bimbi, dallo scorso novembre allontanati dalla casa del bosco e dalla loro vita neorurale per essere ospitati in una struttura di Vasto, come disposto dal tribunale per i minorenni dell’Aquila. Così, contro queste presunte ingerenze, l’Associazione nazionale dei magistrati fa scudo ai giudici abruzzesi e denuncia il rischio di «interferenze» da parte degli uffici di via Arenula. Ma gli stessi magistrati del ministero, incaricati dei controlli, replicano piccati. Accompagnati dall’onda lunga dei commenti leghisti.
COS’E’ ACCADUTO
La prima richiesta degli ispettori del ministero è del 6 marzo scorso, quando esplode il nuovo clamore intorno all’immagine di quei genitori separati dai figli, con la madre poi allontanata fisicamente anche dalla comunità in cui erano stati ospitati i tre bimbi. Ma l’ultima richiesta è di appena pochi giorni fa.
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Ecco perché la presidente Orlandi ha inviato una mail a Palazzo Bachelet, sede del Csm. «Tenuto conto che l’oggetto dell’ispezione risulta limitato alla verifica della correttezza dell’operato dei giudici titolari del procedimento con riferimento all’adozione dell’ordinanza in data 6 marzo 2026, si chiede se le richieste dell’Ispettorato volte a monitorare l’andamento del procedimento ed il contenuto dei successivi provvedimenti emessi da questo Ufficio e dalla Corte d’appello, acquisendo inoltre atti istruttori, quali la consulenza tecnica d’ufficio, rientrino nel potere ispettivo riservato al Ministro». La giudice Orlandi chiede al Csm di rispondere in fretta perché le richieste sono ormai pressanti: «Rappresento l’urgenza attesa la continua richiesta di informazioni e documentazione».
LA DIFESA DELL’ANM
A far deflagare ancora il caso è una nota della giunta esecutiva centrale dell’Anm. Che recita così: «Esprimiamo la nostra preoccupazione per le modalità con cui sta proseguendo l’ispezione del ministero della Giustizia al tribunale per i minorenni dell’Aquila. Desta perplessità, in particolare, che l’attività ispettiva si sia estesa, secondo quanto emerge, anche allo sviluppo di un procedimento ancora in corso, con possibili ricadute sui delicati equilibri tra controllo amministrativo e funzione giurisdizionale. Si tratta di profili che meritano attenta verifica nelle sedi competenti, ma che impongono già ora di ribadire un principio: l’indipendenza della giurisdizione costituisce garanzia di tutti i cittadini e non può essere esposta a forme, anche solo potenziali, di interferenza. Siamo al fianco dei colleghi del Tribunale per i minorenni dell’Aquila chiamati a operare in un contesto particolarmente delicato, e auspichiamo un tempestivo chiarimento da parte del Consiglio superiore della magistratura già investito della questione».
LA REPLICA
A stretto giro l’intervento dell’ispettorato generale del ministero della Giustizia. «Tutti gli accertamenti finora svolti sono stati rispettosi della normativa che, peraltro, non richiede l’osservanza di particolari formalità nella conduzione dell’inchiesta amministrativa». E, ancora: «Tutta l’attività svolta in occasione dell’accesso in loco e le successive richieste di atti sono strettamente connesse, nonché necessarie, ad acquisire le informazioni volte al miglior adempimento dell’incarico ricevuto dal ministro. Si evidenzia, peraltro, che il richiamato articolo 12 prevede che il magistrato ispettore di un’inchiesta nei riguardi di un magistrato deve, al termine dell’indagine e senza l’osservanza di particolari formalità, chiedere informazioni al Capo dell’ufficio e chiarimenti all’interessato e poi riferire in merito al servizio prestato da quest’ultimo», prosegue la nota del ministero, in cui si aggiunge che «ultimati gli accertamenti, la relazione conclusiva sarà a breve trasmessa al ministro, in adempimento del mandato ricevuto».
MOLTI DUBBI
«L’inchiesta ministeriale è estremamente discutibile perché sembra investire il merito di una decisione giudiziaria». Lo sottolinea Nello Rossi, direttore di Questione Giustizia, la storica rivista di Magistratura democratica. «L’inchiesta amministrativa non riguarda uffici ma persone, ed è finalizzata ad accertare fatti o comportamenti tenuti dai magistrati che possono avere una valenza disciplinare o risultare rilevanti sul piano dell’incompatibilità ambientale o funzionale prevista dall’art. 2 della legge delle guarentigie».
LA LEGA: VERGOGNA
Immancabile l’intervento della Lega. «Preoccupati per il lavoro dei loro colleghi magistrati, non per la salute di quei tre bambini strappati da mesi all’amore di mamma e papà. Vergognatevi!». È quanto scritto su X della Lega commentando le presunte interferenze dei magistrati.
E TORNA PILLON
«Mi recherò in visita alla casa-famiglia di Vasto (oggi, ndr) e alle 15 rilascerò una breve dichiarazione nella nuova abitazione dei Trevallion, messa a disposizione dal Comune di Palmoli». È quanto annunciato dall’avvocato Simone Pillon, legale dei coniugi Trevallion-Birmingham. «Mercoledì incontrerò gli operatori del servizio sociale e altri soggetti istituzionali coinvolti» ha concluso il legale della coppia anglo-australiana «l’obiettivo è sempre quello di creare le condizioni per un dialogo leale nell’interesse dei minori».