Celebrata la giornata dei bimbi nati prematuri

19 Novembre 2024

CHIETI. “Per crescere un bambino ci vuole un villaggio”. Recita così un antico proverbio africano, che riassume la necessità di mettersi insieme per collaborare e prendersi cura anche di un solo...

CHIETI. “Per crescere un bambino ci vuole un villaggio”. Recita così un antico proverbio africano, che riassume la necessità di mettersi insieme per collaborare e prendersi cura anche di un solo individuo. Ogni anno il 17 novembre il mondo si illumina di viola per la Giornata mondiale della prematurità. La ricorrenza è stata istituita per sensibilizzare ed informare sulla prevenzione del parto pretermine, sulla nascita prematura e sul percorso di crescita dei bambini che alla nascita sono ricoverati in un reparto di cure intensive.
E a Chieti, domenica, è festa grande. Il personale medico e infermieristico dell’unità operativa di Terapia intensiva neonatale (Tin), diretta dal professor Diego Gazzolo, insieme all’associazione Speranza Attiva onlus hanno deciso di celebrare i piccoli guerrieri e le loro famiglie, uniti per accendere i riflettori su un mondo piccolo ma prezioso e potente. All’evento hanno partecipato il sindaco Diego Ferrara e vescovo Bruno Forte.
«Abituati a telecamere che si accendono troppo facilmente su mondi individuali», spiegano dalla Tin, «sembra quasi dimenticata l’idea di un villaggio, elemento di crescita fondamentale di un bambino. Si arriva in Tin, al tredicesimo piano del Santissima Annunziata di Chieti, attraverso percorsi più svariati, con o senza esperienza genitoriale ma con il proprio bagaglio su spalla, che sembra non essere mai sufficientemente adeguato. Ognuno lascia il proprio “villaggio” di origine e si appresta ad affrontare un nuovo viaggio, sperando riesca a costruire nuovi villaggi più numerosi dei primi. Se ci impegnassimo di più in questo intento, non resteremmo isolati come spesso succede nei videogiochi, ma costruiremmo più capanne, più tende, più spazi comuni, più parchi e ponti, dando il giusto significato al concetto di “rete”. La Tin è il primo villaggio di un piccolo individuo e tocca ai medici e agli infermieri dare le prime accoglienze che si stamperanno molto probabilmente nella mente del bambino, adulto di domani, come ricordi indelebili di una prima esperienza di vita vera».
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