Centro energetico al porto: primi no al piano Seastock

21 Marzo 2021

Ortona. Il progetto per l’impianto di gas liquefatto non convince gli ambientalisti Scattano le contestazioni: «Sono industrie che mettono a rischio la sicurezza»

ORTONA . Arrivano i primi no al progetto annunciato dalla Seastock per il porto di Ortona. È il coordinamento Tu.Vi.V.A. ad intervenire contro l’idea della società del gruppo Walter Tosto di realizzare un hub energetico. Il sodalizio ambientalista si dice «sconcertato» da questa iniziativa basata sul gnl, gas naturale liquefatto dopo la bocciatura del progetto di realizzazione di un deposito gpl. «Gnl e gpl sono entrambi inseriti nella direttiva Seveso come industria a rischio incidente rilevante», dicono dal coordinamento, «non si faccia passare una fonte fossile come sostenibile».
L’associazione ambientalista è tutt’altro che favorevole a questa nuova proposta di insediamento: «Sebbene si specifica che verranno attuate tutte le precauzioni, si tratta comunque di un potenziale pericolo per il territorio circostante, dato che questo tipo di impianti, proprio perché inseriti nella direttiva Seveso tra gli impianti Rir – Rischio Incidente Rilevante al pari del gpl. L’amministratore delegato di Walter Tosto, Luca Tosto, a precisa domanda fatta dal Centro, aveva parlato di un progetto «totalmente diverso», da quello tanto dibattuto di un deposito costiero di gpl.
«Per avallare il progetto, il gruppo Tosto specifica che quello nuovo sarà diverso dal precedente, come ad ammettere in maniera velata che il precedente potesse essere un pericolo. Un’ammissione circa la bontà delle posizioni con cui tanti cittadini e associazioni si opposero a quell’impianto di stoccaggio. Paradossale per chi si vuole riproporre sul territorio con un nuovo progetto, fondamentalmente simile al precedente per potenziali rischi ambientali e sulla salute», aggiungono dal coordinamento Tu.Vi.V.A.
«I nuovi progetti energetici devono allontanarsi più che mai dall’antico modello fossile: sia perché la comunità ortonese in più occasioni ha mostrato la sua contrarietà, sia perché non si tratta di progettualità che incoraggiano e valorizzano il turismo locale sostenibile, l’agricoltura e le altre attività locali commerciali e imprenditoriali presenti», continuano gli ambientalisti. «Un porto, come quello di Ortona può ambire ad altre direzioni più in linea con i modelli energetici sostenibili. Si pensi per esempio all’elettrizzazione dei porti per mezzo di tecnologie pulite che combinano pannelli solari, turbine eoliche e sistemi di immagazzinamento dell’energia».