«Che paura, potevamo diventare ostaggi»

2 Settembre 2014

Il racconto di un commerciante e le reazioni degli anziani in fila allo sportello per riscuotere le pensioni

RAPINO. Non è la prima volta di una rapina all’ufficio postale. Ma stavolta è stato diverso, una banda in assetto da guerra e pronta a tutto qui nessuno l’aveva mai vista. «Mia nuora è arrivata quasi correndo dall’ufficio postale, che si trova più giù, in via XXIV Maggio», racconta Rocco, pensionato, «e mi ha detto che lei stessa o un’altra persona, non ho ben capito, aveva visto due forestieri mascherati con armi in mano che entravano in una macchina davanti alle Poste. E ci siamo allontanati insieme, poi ho saputo che c’era stata una rapina. Negli anni passati, avevamo avuto a che fare con balordi e disperati che con un coltellino o qualcosa del genere cercavano qualche spicciolo per comprarsi la droga, niente di più».

Poco lontano, di fronte al ponticello che porta nel cuore del centro storico, al ristorante Il Tiglio si colgono espressioni interrogative. Davanti alla porta d’ingresso, prima che l’acquazzone si abbattesse sul paese, si svolgono conciliaboli in cui ognuno cerca notizie su com’è andata, cos’è accaduto. «Mi hanno detto che hanno rapinato le Poste», spiega il titolare, «ma non sappiamo niente ancora. Siamo preoccupati per il carabiniere ferito, qui tutti lo conosciamo». Parole dette a bufera ormai passata, con i carabinieri che presidiavano l’ufficio postale, dove a porte chiuse venivano sentiti i presenti al momento dell’irruzione armata. Era da due ore calato il sipario sul primo atto, e la scena si era già spostata al Foro di Casacanditella, una quindicina di chilometri lontano, dopo i primi contatti tra rapinatori e carabinieri sulla discesa delle poste e poi a Sant’Eufemia di Fara Filiorum Petri, metà percorso.

È alle Quattro strade di Cerrone che il conflitto a fuoco si fa drammatico. «Abbiamo sentito dalla strada colpi singoli ed è subito sfrecciata un’auto dei carabinieri», racconta Giuseppe Ranieri, titolare di un’autofficina poco distante dall’incrocio, «poi ancora un colpo e una raffica. Tutti si sono rinchiusi nelle loro case per la paura». Panico anche in un vicino esercizio. «Eravamo in pochi», racconta un avventore, «sentiti i colpi siamo rimasti fermi. Per un momento ho pensato che qualcuno con le armi in pugno potesse entrare e farci ostaggi. Sono stati minuti di paura, abbiamo sentito dei vetri rompersi dopo non ho avuto nessuna curiosità di sapere cosa era successo, non mi interessa». (f.b.)

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