Chiesti 6 anni e mezzo di carcere per l’ex direttore dell’università

La procura contesta il reato di concussione a Filippo Del Vecchio per fatti avvenuti tra il 2014 e il 2017: «Ha costretto il responsabile dell’area Affari legali dell’ateneo a consegnargli almeno 60mila euro»
CHIETI. Sei anni e mezzo di reclusione. È la richiesta di condannata formulata dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani nei confronti di Filippo Del Vecchio, 71 anni, ex direttore generale dell’università d’Annunzio di Chieti, sotto processo per concussione. Secondo l’accusa, l’imputato ha costretto il responsabile dell’area Affari legali dell’ateneo, Antonio D’Antonio, a consegnargli in più occasioni delle somme di denaro, per un totale di almeno 60.000 euro, in relazione agli incarichi di rappresentanza legale conferiti dall’università allo stesso D’Antonio tra il 2014 e il 2017. Del Vecchio, assistito dagli avvocati Cristiano Maria Sicari e Stefano Rossi, ha già parlato in aula respingendo con forza tutti gli addebiti: i difensori hanno chiesto l’assoluzione perché i fatti, in base alla loro tesi, non sono mai avvenuti. La sentenza del tribunale di Chieti, presieduto da Guido Campli (giudici a latere Morena Susi ed Enrico Colagreco), sarà pronunciata nell’udienza del 9 gennaio 2024.
«Ho elargito somme di denaro al dottor Del Vecchio», ha ripetuto D’Antonio in aula lo scorso gennaio. «Io e mia moglie abbiamo discusso tante volte di questo, lei mi disse di smettere di pagare. Il mio unico cliente era diventata l’università degli studi d’Annunzio». Sarebbe stato impossibile rifiutare, ha proseguito nel suo racconto. «Ritenevo di non poter dire che non avrei pagato, che non gli avrei prestato soldi», anche se non gli è mai stato «rappresentato» che avrebbe «perso il lavoro», ha ammesso. D’Antonio sentiva di essere «entrato in un sistema» di fronte al quale non poteva «sottrarsi». Quanto alle modalità di versamento, «le richieste avvenivano a voce da parte di Del Vecchio, che incontravo all’università quotidianamente. Lui mi diceva di prestargli del denaro e mi indicava le cifre: non erano somme standard, il quantum variava in base alle esigenze di Del Vecchio e ho sempre dato seguito a queste richieste: prelevavo in contanti», ha spiegato ancora, dopodiché infilava i soldi nella «busta della banca e li consegnavo a Del Vecchio, all’università». In tutto le dazioni sono state «7-8-10: abbiamo raggiunto una somma superiore a 50.000 euro, tra 50 e 65.000 euro. E in una occasione gli ho consegnato 12.000 euro: gli servivano per pagare dei consulenti tecnici di parte in un procedimento davanti alla Corte dei conti». D’Antonio sostiene che non ci siano state restituzioni di soldi: «Del Vecchio non ne ha mai parlato né lo ha mai proposto. E io non gli ho mai chiesto soldi indietro perché, avendo pagato in contanti, non potevo dimostrare i versamenti».
La moglie di D’Antonio, invece, ha parlato non solo delle dazioni di denaro, avvenute «su richiesta esplicita» di Del Vecchio al marito, ma anche dello stato d’animo di quest’ultimo.
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