Chieti calcio, Di Labio sanzionato per il dirigente col Daspo

Il presidente neroverde patteggia tre mesi di inibizione davanti alla Figc: «È stato tesserato un tifoso a cui il questore ha vietato lo stadio per quattro anni»
CHIETI. Tutto scorreva via leggero, tra sorrisi a favore di telecamera e quella disinvoltura un po’ guascona che spesso accompagna le estati del calciomercato di provincia. Era lo scorso agosto e Gianni Di Labio, presidente del Chieti calcio, aveva deciso di regalare una perla di sincerità manageriale, un’innovazione, si potrebbe dire, nel campo delle risorse umane applicate allo sport. «Anche noi avremo un Daspo in dirigenza», scandiva divertito in diretta televisiva, come se stesse annunciando l’ingaggio di un bomber di categoria superiore o la firma di uno sponsor internazionale. Invece no. Stava annunciando, con la fierezza di chi crede di aver trovato una falla nel sistema, il tesseramento di Alessandro Mancinelli. La risata presidenziale, però, ora si è scontrata con la Federazione, un ente che fatica a cogliere le sfumature ironiche quando di mezzo ci sono bottiglie che volano e volti feriti. Dall’altro ieri, l’umore in casa neroverde è virato verso tonalità più sobrie: il numero uno della Figc, Gabriele Gravina, ha firmato il conto. Tre mesi di inibizione per Di Labio e 500 euro di ammenda per la società. Una cifra modesta, forse, ma accompagnata da un divieto che ha il sapore di un contrappasso: colui che voleva istituzionalizzare il tifoso escluso, ora si trova bandito a sua volta dalle funzioni di rappresentanza.
Per cogliere la finezza del paradosso bisogna osservare i fatti senza il filtro dell’ottimismo societario. Di Labio aveva descritto il nuovo acquisto dirigenziale come una «persona seria», aggiungendo che il Daspo pendente sulla sua testa non costituiva un problema, anzi. Aveva persino promesso, con un tocco di sadismo affettuoso: «Poi ci divertiremo a raccontargli la partita com’è andata. So che soffrirà tantissimo». Un quadro idilliaco, se non fosse per il curriculum che aveva generato quel provvedimento del questore di Chieti, valido per quattro anni. La serietà evocata dal presidente si era manifestata in modo peculiare il 17 settembre 2023, al termine del derby con L’Aquila. In quel frangente, Mancinelli non si era limitato a soffrire per le sorti della squadra, ma – almeno così racconta il comunicato ufficiale della Figc – si era introdotto negli spogliatoi durante una discussione tra i tesserati. Lì, per risolvere la contesa, è accusato di aver scagliato una bottiglietta d’acqua piena e chiusa – dettaglio rilevante – colpendo in pieno volto un dirigente avversario. Il referto del pronto soccorso di Avezzano parlava di lesioni guaribili in sette giorni. Azioni che, secondo l’autorità di pubblica sicurezza, «turbavano l’ordine pubblico e mettevano in pericolo l’incolumità di altre persone».
Eppure, nella narrazione televisiva di agosto, tutto questo veniva derubricato a dettaglio trascurabile, quasi un incidente di percorso nella carriera di un uomo che «ha dato tanto alla società». La procura federale, meno incline al romanticismo, ha ravvisato nella mossa di Di Labio una violazione dell’articolo 5 del Codice di comportamento sportivo del Coni. È il principio di non violenza, che impone ai dirigenti non solo di astenersi da condotte lesive, ma di «adottare iniziative positive per sensibilizzare il pubblico». Tesserare chi – almeno secondo le contestazioni – ha appena spaccato la faccia a un avversario non rientra esattamente in questa casistica. Di fronte all’evidenza e all’apertura delle indagini, l’audacia televisiva ha lasciato spazio alla prudenza legale. Di Labio e il Chieti hanno scelto il patteggiamento, tecnicamente la «richiesta di applicazione della sanzione». Niente dibattimento, niente arringhe difensive, magari per spiegare che il lancio della bottiglietta era un gesto di incompresa vitalità. Solo l’accettazione della pena. Così, il “Daspo in dirigenza” si è trasformato in un’inibizione per prudenza. Colui che voleva includere l’escluso, sfidando la questura con un sorriso, si ritrova ora escluso a sua volta. Per tre mesi, Gianni Di Labio dovrà guardare il calcio da una prospettiva diversa, forse meno divertente, mentre l’eco di quella risata estiva rimane a ricordargli che, talvolta, le “persone serie” sono quelle che le bottigliette d’acqua le bevono, anziché lanciarle.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

