Chieti e l’Abruzzo rivivono la guerra in un film da brividi

Al Marrucino in scena l’opera di Franceschelli e Cavasinni Interviste esclusive dei veri testimoni, ingresso gratis
CHIETI. “Abruzzo tra guerra e pace” , il documentario dei registi teatini Anna Cavasinni e Fabrizio Franceschelli verrà presentato, domani, alle ore 17, al teatro Marrucino, in occasione della festa della repubblica. Un progetto che cade nei 70 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale ed è l’ottavo episodio di una serie di film documentari, prodotti tra il 2005 e il 2015. Episodi che sono stati replicati già 27 volte sul canale televisivo Raistoria. I registi Cavasinni e Franceschelli, nella vita moglie e marito, hanno voluto raccontare soprattutto attraverso le interviste di testimoni e protagonisti della Seconda guerra mondiale, episodi inediti, e prima che il fattore anagrafico li spazzasse via. I due registi hanno ricostruito storie, episodi prevalentemente ignoti, come per esempio che la linea Gustav a Cassino finiva nella parte orientale dell’Abruzzo, oppure l’eccidio dei Limmari di Pietranseri avvenuto nel territorio di Roccaraso, prima terribile strage di civili compiuta dal Terzo Reich. O ancora la strage di Sant’Agata a Gessopalena o quella di Santa Cecilia a Francavilla. Che i tedeschi nei primi mesi di occupazione avessero raso al suolo 25 paesi della provincia di Chieti, prima di questo lavoro che è costato fatica e ricerca certosina, per i due autori, era del tutto ignorato. E poco si è parlato della fuga del re Vittorio Emanuele III e di tutto il suo stato maggiore attraverso il territorio teatini. Cavasinni e Franceschelli hanno fatto interviste, anche di testimoni oculari, in 25 paesi prevalentemente della Provincia di Chieti attraverso le quali hanno raccontato le tragiche vicende tra il 1943 e il 1944 a Chieti, dell’arrivo e del soggiorno a Crecchio dei Saovia, in quel fatidico 9 settembre 1943, prima dell’imbarco al porto di Ortona. Nel documentario viene ricostruita la decimazione della Banda Palombaro, il lavoro lungo e faticoso svolto dall’arcivescovo Giuseppe Venturi, per evitare che anche Chieti, che aveva raggiunto i 100 mila abitanti, fosse costretta alla evacuazione, l’arrivo delle forze alleate e l’ingresso della divisione Nembo. Tra gli intervistati di spicco Bice e Nicola Cafiero, nipoti della duchessa de Riseis a Crecchio, l’arcivescovo di Chieti Bruno Forte, padre Lorenzo Polidoro, Vinicia Ciammaichella, Floriano Finore, superstite della banda Palombaro, don Alfonso Ciaramellano, monsignor Emilio Venturi, all’epoca segretario di Giuseppe Venturi, i reduci della divisione Nembo che entrarono per primi a Chieti per la Liberazione.(k.g.)

