Chieti

Chieti, gli studenti in tribunale per il “Processo Matteotti”

18 Marzo 2026

Il teatino Alessandro Blasioli incanta con un monologo sull’affaire del deputato socialista. E per le stanze del Palazzo di Giustizia anche una mostra permanente sul tema

CHIETI. La sala – quella della Corte d’Assise al primo piano del Palazzo di Giustizia – è piena. Il pubblico è quello giovanissimo degli studenti dell’ultimo anno delle scuole Gonzaga e Savoia e in piedi, davanti al banco del giudice, non ci sono avvocati e imputati ma un attore vestito di nero: è Alessandro Blasioli, teatino che a 34 anni porta un monologo così appassionato da sembrare un concerto di voci: tutte quelle che servono per raccontare il processo Matteotti, a cent’anni dalla sua discussione che avvenne lì, in quell’aula che oggi dal deputato socialista prende il nome. Il testo è un lavoro maturato nel tempo: prima un breve recital, oggi un racconto più ampio che deforma voci, movenze, tic dei personaggi, gioca con la prossemica e i tempi comici, apre a piccole sezioni cantate e a momenti di pura tensione che tengono il pubblico (per lo più giovanissimo) come una corda di violino. Salvo poi riservarsi lo spazio per il consenso finale, entusiastico: è il momento in cui la tensione si scioglie in un applauso scrosciante, unanime. Seduti in prima fila con il prefetto ci sono il presidente del tribunale di Chieti, Guido Campli, e il rettore dell’Università Gabriele d’Annunzio, Liborio Stuppia, a rappresentare due enti che in sinergia hanno promosso una serie di iniziative storiche e culturali nate anche grazie all’attività di ricerca coordinata da Lorenzo Morelli e Iolanda Romualdi e che ha prodotto, tra le altre cose, un percorso per pannelli didattici sviluppato tra le stanze e i ballatoi del tribunale: la storia del processo Matteotti diventa a portata di tutti, la mostra è permanente con pannelli ogni volta con focus dettagliati su uno degli aspetti dell’affaire che tra le mura di quel tribunale ha avuto il suo epilogo.
LO SPETTACOLO
La massima di Friedrich Engels per cui la storia si ripete prima come tragedia e poi come farsa è quasi sempre vera. Ma non fu così per il processo Matteotti: quella fu farsa già dalle prime battute ed è per questo che i suoi personaggi – Amerigo Dumini, Roberto Farinacci, Albino Volpi… - sono per lo più macchiette grottesche. Così le ha intese Alessandro Blasioli per il suo testo (lo ha scritto, diretto e interpretato) “Processo a Matteotti” che ieri mattina lo ha visto in tanti panni, tanti costumi, una giostra mobile tra divertimento, deformazione, musica, agganci al contemporaneo di gusto perfino postmoderno, un saliscendi che alternava la storia al racconto, il comico a un orrore quasi perturbante, fino alla commozione finale, quando le luci si sono accese: «Per me è importante essere qui, dove tutto è accaduto», ha spiegato l’attore, «anche se la scoperta dell’episodio è avvenuta soltanto dopo la fine della scuola e questo ci tengo a dirlo, bonariamente, agli insegnanti». Per studiarlo a fondo, Blasioli – di Chieti ma da quasi 15 anni romano d’adozione – ha consultato l’Archivio di Stato supportato dalla Fondazione Giacomo Matteotti, che patrocina lo spettacolo: «Dagli atti ho visto come già nella sua forma scritta il processo era adatto al copione, di cui ha le sembianze», precisa Blasioli che con il testo si è anche attirato «l’antipatia di alcuni facinorosi, ma anche la preoccupazione di qualche sindaco sia da destra che da sinistra. Lo spettacolo desta qualche preoccupazione per la sua materia ed è stato rimpallato tante volte, ma oggi è qui».
LA MOSTRA
Si intitola “A cent’anni dal Processo Matteotti a Chieti”, è permanente e visibile a tutti: chi passa per il Palazzo di Giustizia di Chieti può ingannare l’attesa con la bella mostra che del processo Matteotti racconta la storia, i retroscena e le dinamiche più complesse in un linguaggio semplice, alla portata di chiunque abbia anche solo il desiderio di trovare, di questa vicenda, le coordinate «tra diritto, storia e società», come spiega il sottotitolo. Il percorso è nel solco di quella Terza Missione Universitaria che si fa resina per la conservazione del martirio civile e della testimonianza umana del parlamentare. Quattro percorsi tematici (contesto storico, profili biografici, la sentenza e il contesto sociale) e uno sguardo a 360 gradi: «Non abbiamo sottaciuto nulla», spiega Morelli, storico della politica, «perché non volevamo restituire una semplice agiografia di Matteotti ma un quadro completo, in cui ci sono tutti gli eventi e tutte le voci, senza concedere “damnatio memoriae” (oblio, ndr) a chi ha scritto pagine tra le più tragiche della storia d’Italia».