Famiglia del bosco. Ora anche le videochiamate con la madre sono un pericolo

L’ultima relazione della casa famiglia di Vasto: «Dopo averla sentita, si innervosiscono»
VASTO.
Mamma Catherine rischia di non vedere i suoi bambini nemmeno più in videochiamata. È la richiesta che si legge, tra le righe, nell’ultima relazione presentata ai giudici dalla casa famiglia di Vasto dove vivono i tre piccoli Trevallion-Birmingham. A firmarla è la psicologa responsabile della struttura, Lucia Fiorillo, che si inserisce nel solco tracciato dai giudici dell’identificazione della donna come la causa del malessere dei bimbi all’interno della struttura.
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Il tribunale per i minorenni dell’Aquila, infatti, lo scorso 20 novembre ha sospeso la responsabilità genitoriale della coppia e collocato lì i tre bambini. Fino a un paio di settimane fa alla madre era stato concesso di vivere con loro. Poi però i giudici, con una nuova ordinanza, hanno deciso per un ulteriore strappo: l’allontanamento di Catherine. Tutto a causa dei suoi comportamenti «oppositivi» nei confronti dello staff che avrebbero addirittura rappresentato un «grave pregiudizio» per «l’incolumità» dei bimbi. La misura è stata talmente drastica da prevedere che la madre avrebbe potuto vederli soltanto in videochiamata o sotto sorveglianza (ma non è mai accaduto). E ora anche questo filo già sottile rischia di essere reciso. Le motivazioni addotte sono sostanzialmente le stesse che hanno convinto i giudici a optare per l’allontanamento. Secondo la struttura, la madre continuerebbe ad aizzare i bambini contro lo staff, spingendoli – praticamente costringendoli – a manifestare un malessere che loro, di per sé, non proverebbero. L’implicito è che a questi bimbi non manca la propria casa nel bosco di Palmoli ma sono contenti di vivere nella casa famiglia. Ma solo finché non interviene mamma Catherine.
La dottoressa Fiorillo scrive, per esempio, che da quando non c’è lei i bimbi dormono sonni tranquilli, senza incubi o episodi di enuresi. Fino allo scorso sabato, quando il gemellino ha voluto telefonare alla madre per la buonanotte. Al telefono «le ha risposto più volte in inglese “non lo voglio fare”», scrive la psicologa riferendosi al bambino. Fare cosa? La Fiorillo non lo dice esplicitamente, si limita a raccontare che 15 minuti dopo essere rientrato in camera «mentre le sorelle già dormivano e l’educatrice era a salutare le ragazze più grandi, ha urlato forte ed era tutto bagnato, dalla testa ai piedi ed era bagnata anche la trapunta e le lenzuola del letto, ma non di urine, bensì di acqua». Il non detto: una scena immaginata dalla madre e messa perfettamente in atto dal figlio di appena 7 anni.
Lo stesso impianto accusatorio verso la madre si ripete poco dopo, quando la Fiorillo descrive gli «effetti» delle tre videochiamate avute la settimana scorsa. Per la psicologa l’approccio di Catherine è poco tranquillizzante, e questo perché «pone tante domande». Che domande? «Se si sentono al sicuro con noi», scrive la psicologa, «se si stanno prendendo cura del proprio corpo con la giusta alimentazione, se stanno dormendo e mangiando». Apparentemente nulla di straordinario, specialmente per una madre abituata a un rapporto simbiotico con figli che però, da due settimane a questa parte, non può più vedere. Ad ogni modo, solo la più grande avrebbe risposto in maniera affermativa alle domande, mentre i due gemellini no. Non è chiaro, in questo punto, chi sarebbe il responsabile di quelle che la Fiorillo bolla come «bugie». Altra colpa imputata alla madre è quella di aver ricordato ai figli che loro «sono nel giusto e che sono gli altri che stanno sbagliando» e di stare «attenti». In questo modo non fornirebbe ai suoi figli nessuna rassicurazione, tant’è – scrive la psicologa – che dopo le videochiamate i bambini si agitano e «riprendono gli atteggiamenti oppositivi e nervosi». L’ipotesi che gli possa mancare la madre, in questa relazione, non è presa in considerazione. Non sarebbe l’assenza ma il contatto a scatenare agitazione in questi bimbi: «Durante le videochiamate si sono agitati, sabato hanno urlato tanto e pianto. Domenica dopo la videochiamata hanno lanciato oggetti fuori dalla propria finestra». Una relazione, insomma, che sembra profilare il rischio dello stop alle chiamate in video. Sui propri profili social Marina Terragni, la Garante nazionale per l’Infanzia, ha dato un’interpretazione nettamente diversa dell’inquietudine di questi bimbi: tutto ciò accade «per forza di cose» perché non possono toccare, abbracciare, annusare» la madre.
L’altra faccia della mostrificazione di Catherine è – come nell’ultima ordinanza – la santificazione di papà Nathan. Tutto per tratteggiare l’immagine di uno scontro tra genitori. Il padre dall’atteggiamento «affettuoso e scherzoso» che mostra un approccio «collaborativo e rassicurante» e la madre che, anche se lontana, eserciterebbe negativamente la sua influenza su di loro. Un passaggio della Fiorillo è esemplare della contrapposizione messa in atto: «Martedì scorso», si legge, «proprio il padre ha fatto presente la difficoltà di mantenere la calma durante le videochiamate e quanto agitassero i figli, pertanto ha richiesto di fare la telefonata in sostituzione della videochiamata». Il meglio di questa ricostruzione, però, è riservato al finale. «Nathan ha richiesto di riprovare con la videochiamata». Per quale ragione? «Dietro consiglio dell’avvocato Solinas». Per questa struttura, anche una videochiamata tra una madre e i suoi figli è una strategia difensiva.

