Chieti, la sentenza sulle violenze choc: condannato a 18 anni il nonno-orco

Confermata anche in Appello la sentenza nei confronti del 61enne teatino accusato di abusi sessuali su tre nipotini
CHIETI. La Corte d’appello dell’Aquila ha confermato la condanna a 18 anni di carcere nei confronti del nonno-orco teatino accusato di aver violentato sessualmente tre nipoti, due femminucce e un maschietto, costringendoli a subire abusi indicibili. L’imputato, 61 anni, dovrà anche risarcire le vittime, assistite dagli avvocati Danila Solinas, Marco Femminella e Gabriele Torello. Ha retto integralmente, dunque, la sentenza emessa nel luglio scorso dal tribunale di Chieti (presidente estensore Guido Campli, giudici a latere Morena Susi ed Enrico Colagreco).
Per riepilogare la vicenda, sulla quale hanno indagato i carabinieri della stazione di Chieti Principale (sotto il coordinamento del pm Marika Ponziani), bisogna tornare indietro a gennaio 2024. Roberta (questo e gli altri nomi delle vittime sono naturalmente di fantasia), 11 anni, una sera rientra a casa sconvolta dopo un pomeriggio trascorso con il nonno paterno. La ragazzina si chiude subito in camera sua mentre il sessantunenne, apparentemente molto nervoso e con vistosi graffi sul volto, dopo averla affidata ai genitori, si allontana rapidamente, senza riferire nulla. Roberta, incalzata dalla madre, scoppia a piangere e racconta che il nonno, dopo averla fatta salire in macchina con il pretesto di accompagnarla a vedere dei cuccioli di cane, in realtà si era diretto in una zona buia e isolata. E qui, minacciandola, l’aveva costretta a subire atti sessuali. L’undicenne, sempre piangendo, riferisce che il nonno l’aveva poi esortata a mantenere quello che lui definiva il loro «piccolo segreto», ammonendola che – qualora lei avesse parlato – lui avrebbe passato «un sacco di guai». La ragazzina spiega che il nonno le aveva sottratto il telefonino (non più ritrovato) e che l’aveva minacciata, anche con l’uso di un coltellino, di lasciarla al buio, in aperta campagna, qualora non avesse acconsentito alle sue richieste.
Poco dopo le parole choc di Roberta, anche la sorella Maria scoppia in lacrime e racconta di aver subito più volte abusi sessuali dal nonno. A distanza di qualche mese, vengono a galla le turpi attenzioni nei confronti di un terzo nipote, che chiameremo Luca.
La madre si presenta in caserma e mette a verbale: «Ieri, parlando del nonno, mio figlio Luca si è stranito. Sono a conoscenza, attraverso i miei cognati, che quell’uomo si è reso responsabile di molestie sessuali nei confronti delle altre due nipoti e, per questa ragione, davanti al comportamento di Luca, mi sono insospettita. A quel punto ho chiesto a tutti i miei figli se avessero subito atteggiamenti strani da parte del nonno. All’inizio Luca ha risposto negativamente; poi, però, all’improvviso, mi ha guardato e mi ha detto: “Mo’ dico la verità, ma per cortesia non fare le commedie a modo tuo”». La donna è rimasta sotto choc di fronte al successivo racconto. «Luca», prosegue davanti ai militari, «mi ha riferito di un episodio avvenuto nell’estate del 2023, quando si trovava a casa del nonno, insieme alle sue cugine, le stesse bambine poi vittime di molestie. Mio figlio mi ha detto che era in camera da letto, in dormiveglia e in piena notte, quando il nonno è entrato all’improvviso e si è avvicinato a lui, costringendolo a subire atti sessuali». Luca, per mettere fine all’incubo, ha aperto gli occhi per far comprende al sessantenne di essersi svegliato. «Solo allora», ha chiuso la donna, «il nonno, in stato di agitazione, ha iniziato a correre e si è allontanato verso la cucina».
Ora anche i giudici di secondo grado (presidente Laura D’Arcangelo, consiglieri Maria Proia e Guendalina Buccella) ritengono che questi racconti siano pienamente attendibili. È scontato il ricorso in Cassazione del condannato.
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