Chieti, meno assunzioni e più precari. Ma il paradosso è che ormai un profilo su 2 non si trova più

27 Gennaio 2026

Aumenta il divario tra domanda e offerta, al 13,7% i contratti di somministrazione. Richiesti in particolare operai specializzati, restano ai margini le figure dirigenziali

CHIETI. Un difficile, se non impossibile, incontro tra domanda e offerta di lavoro. È questo il primo dato che emerge dall'analisi del sistema informativo Excelsior, un'indagine realizzata da Unioncamere in collaborazione con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e che rappresenta uno dei principali strumenti di monitoraggio della domanda di lavoro. Le informazioni contenute nel report sono state ottenute trattando le informazioni amministrative presenti nel Registro imprese e in Inps includendo, dal 2025, anche le imprese del settore primario (agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca). Ne viene fuori un'analisi accurata, lucida, che raccoglie le principali aree aziendali di inserimento, le professioni maggiormente richieste per il 2025 in Abruzzo e nelle province di Chieti e Pescara, le aree di studio di provenienza, le caratteristiche dei lavoratori richieste dalle imprese, i tipi di contratti.

IL MISMATCH TRA DOMANDA E OFFERTA. C'è disequilibrio tra quello che chiedono le imprese e quello che offre il mercato di chi cerca lavoro. Un forte contrasto che consegna un paradosso: da un lato le imprese cercano competenze tecniche ed esperienza; dall’altro, in molti settori, non riescono nemmeno a intercettare candidati disponibili. Il rischio è duplice: frenare la crescita delle imprese e lasciare scoperte opportunità occupazionali che potrebbero sostenere lo sviluppo regionale. Nella provincia di Chieti, nel 2025 le assunzioni previste ammontano a 35.370, in diminuzione rispetto alle 38.100 del 2024. La quota di assunzioni di difficile reperimento si attesta al 48%. Le figure professionali più richieste appartengono prevalentemente al comparto degli operai specializzati e conduttori di impianti e macchinari (oltre il 33% delle entrate), seguite dalle professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (31,2%) e dagli impiegati. In particolare, risultano molto richiesti gli operai specializzati nelle costruzioni, gli addetti alle vendite e il personale non qualificato nei servizi. Le maggiori difficoltà di reperimento si concentrano sugli operai specializzati (con punte superiori al 68%), sui conduttori di impianti e macchinari e su alcune figure tecniche, confermando una carenza strutturale di competenze tecnico-operative.

LE PROFESSIONI PIù RICHIESTE. Quello abruzzese è principalmente un lavoro che guarda più alle mani che alla testa. Delle oltre 35mila assunzioni previste in provincia di Chieti infatti, solo 3.120 hanno un'istruzione terziaria (laurea o diploma universitario, Its Academy), mentre ben 23.390 (46%) hanno una istruzione secondaria (diploma di scuola secondaria superiore tecnico-professionale e qualifica di formazione o diploma professionale) e 8.860 hanno frequentato solamente le scuole dell'obbligo. I dati restituiscono una verità difficile da ignorare: il lavoro che le imprese cercano è soprattutto operativo, manuale, esecutivo. Su oltre 123mila ingressi previsti a livello regionale, più della metà riguarda operai specializzati, conduttori di macchine e professioni non qualificate. Le figure dirigenziali e le professioni intellettuali restano ai margini. Non è una sorpresa, ma è un segnale. Un’economia che assume soprattutto per produrre, costruire, servire e movimentare merci è un’economia che regge sull’immediato, ma fatica a investire sul futuro. La ricerca, la progettazione, la direzione strategica restano nicchie, mentre il grosso della domanda di lavoro si concentra su ruoli spesso difficili da coprire e poco attrattivi per le nuove generazioni.

GLI INDIRIZZI DI STUDIO RICHIESTI DALLE IMPRESE. Secondo i dati Excelsior, il 63,6% delle entrate previste richiede una precedente esperienza lavorativa, segnalando una domanda sempre più orientata a profili immediatamente operativi. La selettività cresce al crescere del livello di istruzione. Per i laureati l’esperienza è richiesta nell’86,9% dei casi, con una forte preferenza per competenze già maturate nello stesso settore (55,3%). Un dato simile riguarda i percorsi Its Academy, considerati canali privilegiati verso l’occupazione: anche qui oltre l’84% delle assunzioni è riservato a candidati esperti, a dimostrazione di come le imprese cerchino specializzazione pronta all’uso più che potenziale da formare. Più ampio appare l’accesso per i livelli di istruzione medio-bassi, dove la quota di assunzioni senza esperienza cresce, ma resta legata soprattutto a mansioni meno qualificate. Tra chi ha solo la scuola dell’obbligo, infatti, l’esperienza è richiesta in poco più della metà dei casi, mentre per chi possiede una qualifica o un diploma professionale la percentuale sale al 62,9%, spesso riferita alla stessa professione.

I TIPI DI CONTRATTO. Una prima lettura dei dati restituisce l'immagine di un mercato del lavoro complessivamente stabile, fondato in larga parte su rapporti di lavoro dipendente. Ma proprio in provincia di Chieti emerge un dato allarmante se confrontato ai numeri nazionali: oltre l’80% delle assunzioni avviene infatti all’interno dell’impresa, ma solo il 13,1% degli occupati (contro il 17,4% a livello nazionale) può ambire a un contratto a tempo indeterminato. I contratti a tempo sono il 61,8% (contro il 59,9% nazionale) e i contratti di somministrazione arrivano ad un preoccupante 13,7% (contro l'8% del resto d'Italia), segnale di un sistema produttivo che tende a esternalizzare il rischio e a mantenere aperte tutte le opzioni, rinviando le scelte di consolidamento occupazionale. Emerge quindi una flessibilità strutturale, che rappresenta il vero tratto distintivo del mercato provinciale teatino. Il risultato è un mercato che regge nei numeri, ma che fatica a garantire continuità e prospettive di crescita ai lavoratori. Una stabilità quantitativa che convive con una precarietà di fondo, fatta di rinnovi, intermediazioni e rapporti temporanei. Un equilibrio fragile, che consente alle imprese di adattarsi rapidamente alle oscillazioni della domanda, ma che lascia i lavoratori in una condizione di incertezza prolungata, con ricadute evidenti sulla progettualità di vita e sullo sviluppo del territorio.

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