Chieti. Rifiuti sotto dieci metri di terra «Anche la falda è contaminata»

Sito ex Eco Trans, il Tar respinge il ricorso della società contro il provvedimento del Comune:
«Paghi oltre 26mila euro per le indagini ambientali». Per la bonifica serviranno più di 5 milioni
CHIETI
Rifiuti sepolti fino a dieci metri sotto terra e una contaminazione che interessa anche la falda. È il quadro del sito Dragaggio del Ponte, nella zona industriale dello Scalo, vicino all’ex Eco Trans, al centro di una controversia tra la proprietà di un terreno e il Comune. Il Tar di Pescara ha respinto il ricorso della società contro il provvedimento che dichiarava l’area contaminata e le addebitava oltre 26mila euro per le indagini ambientali. La decisione riguarda uno dei terreni inseriti nel percorso di bonifica finanziato dal Pnrr.
Per il sito Dragaggio del Ponte sono stati stanziati 5,5 milioni di euro, ai quali si aggiungono gli 1,6 milioni destinati alla vicina ex Eco Trans. Due aree da risanare sulle quali, nel novembre 2025, il Comune aveva disposto l’occupazione temporanea per consentire l’accesso agli operatori incaricati degli interventi. La battaglia legale era cominciata prima, nel 2020. Dopo gli accertamenti, il Comune aveva classificato il terreno come contaminato e chiesto alla proprietà 26.062,51 euro. Non il costo della bonifica, ma quello delle analisi necessarie a conoscere le condizioni del suolo e delle acque sotterranee e a definire come intervenire. Il provvedimento disponeva anche le annotazioni urbanistiche e catastali connesse alla contaminazione, facendo emergere formalmente le condizioni ambientali dell’area. La società aveva contestato la richiesta e gli effetti sul terreno: il riconoscimento della contaminazione, sosteneva, ne condizionava il valore, la possibilità di venderlo e l’utilizzo.
Secondo la proprietà, inoltre, le spese dovevano ricadere sul Comune e sui gestori della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Nel ricorso erano state sollevate obiezioni anche sulle modalità di coinvolgimento della società e sulle differenze tra alcuni risultati delle analisi.
Il Tar ha respinto le contestazioni. Per i giudici, gli accertamenti sostenevano la decisione del Comune: oltre ai rifiuti interrati, erano emersi idrocarburi pesanti nel suolo profondo e sostanze oltre le soglie di rischio nella falda. La sentenza non stabilisce però che sia stata la società proprietaria a provocare l’inquinamento. I giudici rilevano che non è stata dimostrata la responsabilità del Comune o dei gestori indicati nel ricorso e richiamano gli accertamenti della Provincia: nell’area del sito di interesse regionale Chieti Scalo la contaminazione è diffusa e riconducibile a più soggetti, anche sconosciuti.
È in questo contesto che si inserisce il finanziamento per i cosiddetti siti orfani, aree contaminate per le quali non è stato possibile individuare o ottenere l’intervento dei responsabili dell’inquinamento. Il percorso vede coinvolti Regione e Comune, con l’obiettivo di rimuovere o mettere in sicurezza le fonti della contaminazione. Nel frattempo era arrivato il decreto di occupazione dei terreni per la bonifica. L’occupazione temporanea era stata prevista per trentasei mesi e comprendeva le aree ex Eco Trans, Dragaggio del Ponte e i lotti adiacenti.
Un passaggio richiamato dai giudici del Tar, che hanno respinto il ricorso e posto a carico della proprietà anche tremila euro di spese legali.
Resta così confermato il conto delle indagini ambientali.
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