L’ultradestra d’Abruzzo dà lezioni ai maranza nel nome di chi perseguitava gli ebrei

2 Novembre 2026

Il Centro studi La Cittadella, già nella bufera, lancia una campagna su internet.

e cita come maestro Codreanu, fanatico antisemita che ammazzò un prefetto

PESCARA

Per insegnare ai ragazzi a diventare uomini, l’ultradestra d’Abruzzo sceglie un maestro d’eccezione: Corneliu Zelea Codreanu, fondatore della Guardia di Ferro romena. Un fanatico antisemita, teorico della violenza politica, che nel 1924 uccise a colpi di pistola un prefetto e costruì un movimento nel quale l’assassinio dei nemici della nazione diventa una purificazione spirituale.

È a lui che guarda oggi il Centro studi La Cittadella. La stessa associazione pescarese che, appena qualche settimana fa, promuoveva convegni in spazi pubblici a Ortona, invitando un relatore che pochi anni prima inneggiava ai forni crematori «per cuocere gli ebrei, i negri e i comunisti». A lui guarda per indicare ai cosiddetti maranza la strada della disciplina, del coraggio e della formazione del carattere.

Il riferimento compare in una campagna lanciata sul web dopo le immagini delle proteste contro il carovita a Milano con le vetrine infrante, i negozi saccheggiati, le aggressioni agli agenti. Fin qui, direte, nulla di strano. L’aspetto surreale, per non dire grottesco, è che l’associazione pescarese, un cenacolo che del revisionismo storico fa la propria cifra identitaria, per condannare chi – per carità, sbagliando – metteva a ferro e fuoco le città, pesca nel pantheon dell’orrore novecentesco e usa come esempio da contrapporre un signore che non fu esattamente un simbolo di virtù e libertà. Ci mancava solo la pedagogia nera applicata al disagio giovanile.

Già, perché Codreanu fu un collaboratore del Terzo Reich e “papà” dei legionari che, nel 1941, compirono una strage di civili ebrei a Bucarest. Uno che i libri di storia ricordano per aver introdotto nella politica del suo Paese una combinazione sistematica di antisemitismo violento, misticismo sacrificale e terrorismo politico basato sull’assassinio mirato. Nel 1924 Codreanu ammazzò in prima persona il prefetto di polizia di Iasi, Constantin Manciu, reo di aver cercato di reprimere le violenze degli studenti ultranazionalisti; salvo poi uscirne clamorosamente assolto grazie al clima di forte pressione dell’epoca.

Un formidabile educatore, non c’è che dire. Codreanu impose ai suoi seguaci una rigida struttura mistico-religiosa in cui l’assassinio politico dei «traditori» e dei nemici della nazione era considerato un atto di purificazione spirituale, accettando in anticipo il martirio o la prigione. E ancora: nel 1936, una squadra della morte della Guardia di Ferro uccise Mihai Stelescu, un ex membro di spicco del movimento che aveva abbandonato il gruppo criticando i metodi di Codreanu; Stelescu fu crivellato di colpi mentre si trovava in un letto d’ospedale e il suo corpo fu successivamente fatto a pezzi a colpi d’ascia dai legionari, che ballarono attorno ai resti.

Fu sempre Codreanu a diffondere un antisemitismo ossessivo a livello di massa, promuovendo boicottaggi violenti, devastazioni di sinagoghe, aggressioni fisiche quotidiane contro la popolazione ebraica e assalti a giornali democratici o di sinistra, gettando così le basi culturali per i brutali pogrom che la Guardia di Ferro avrebbe perpetrato negli anni successivi, come il massacro di Bucarest del 1941, con 125 ebrei uccisi.

Ebbene sì, oggi questo macellaio mistico viene venerato dagli appartenenti alla Cittadella in una sorta di manifesto. «Noi non siamo qui per lamentarci e maledire la modernità imperante», si legge testualmente nel documento. «Siamo qui per costruire una Cittadella ideale che non sarà mai solo un rifugio, ma una fucina! Un luogo dove le idee diventano carne, dove i giovani smettono di inseguire maschere e iniziano a diventare uomini (come insegnava il Capitano C.Z. Codreanu). Dove si studia, si discute, si forma il carattere, si prepara la buona battaglia quotidiana». Il richiamo è esplicito: il capitano elevato al rango di maestro di vita.

Gli altri modelli sono il «Vir romano», il cavaliere cristiano e il ribelle di Ernst Jünger. «Noi aspiriamo al Vir romano».

Poi prosegue: «Non al costume da teatro s'intende, ma all'uomo intero: disciplinato, temperante, coraggioso, capace di pietas e di virtus. L’uomo che sa dominare se stesso prima di pretendere di dominare il mondo attorno a lui. Che costruisce, non che grida. Che guarda lontano, non solo al prossimo like. Il Vir non ha bisogno di ostentare perché la sua forza è interiore, forgiata nel silenzio, nella prova, nella fedeltà a qualcosa di più grande di sé».

Il manifesto parla di una «scelta militante», contrappone chi coltiva lo spirito ai «plebei dello spirito» e al «deserto borghese e globalista». Ma del passato antisemita di Codreanu e degli omicidi della Guardia di Ferro non dice nulla.

Lo stesso Codreanu, nella circolare numero 119 del 1937, dichiara: «La missione storica della nostra generazione è risolvere il problema ebraico. Tutte le nostre battaglie degli ultimi quindici anni hanno avuto questo scopo, e tutti i nostri sforzi, da ora in avanti, continueranno ad averlo». La dichiarazione è riportata nel rapporto della commissione sull’Olocausto presieduta da Elie Wiesel. Nell’originale romeno gli ebrei sono indicati con un termine dispregiativo.

La Cittadella si rivolge ai maranza: «Voi potete continuare a inseguire il modello che vi vende il vuoto confezionato da streetwear e algoritmi. Illudendovi che sfasciare una vetrina o maltrattare qualche passante sia una rottura dei vecchi schemi nei quali siete totalmente immersi».

Poi contrappone la propria scelta: «Noi scegliamo il Vir romano, il cavaliere cristiano, il ribelle che ha superato veramente quegli schemi e che guarda dritto oltre l'orizzonte coperto dai palazzi e dalle case di cui siamo circondati, verso il sole».

Verso il sole, dunque, nel nome del dominio di sé. Ma il maestro scelto è il fondatore di un movimento che assassinava gli oppositori e perseguitava gli ebrei. Il documento si conclude con «la vera battaglia è già iniziata» e «noi siamo già in campo». Nel manifesto della Cittadella il nome di Codreanu rimane in bella mostra. La sua storia no.

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