D’Amico: contro il disagio giovanile non basta reprimere

Il candidato del campo largo tra Chieti, Francavilla e Vasto.
«Chiediamoci perché un adolescente spacca una vetrina»
FRANCAVILLA
L’auditorium Sirena pieno. Il messaggio che Luciano D’Amico vuole far passare con il voto al centrosinistra alle suppletive di Chieti qui sembra arrivato. «Prof, li mandiamo a casa», ripetono gli elettori che ci tengono a salutarlo a margine del comizio a Francavilla. A sostenere il rettore emerito dell’UniTe ci sono la sindaca Luisa Russo, la consigliera regionale pentastellata Erika Alessandrini, Camillo D’Alessandro di Casa Riformista, Lucrezio Paolini di Avs, i segretari di Pd e Gd Daniele Marinelli e Saverio Gileno. Prove di campo larghissimo in vista delle Politiche del prossimo anno.
Se nell’incontro precedente, a Chieti, il tema centrale del dibattito con gli altri candidati (tranne Colantonio, assente) era quello della sanità abruzzese, all’auditorium il rettore emerito dell’UniTe passa in rassegna quanto «non fatto» dal governo Meloni in questi quattro anni e mezzo di legislatura. Specie sulla questione sicurezza, cavallo di battaglia, sulla carta, della destra meloniana. «Dopo sette decreti sicurezza», ha detto D’Amico, «è legittimo interrogarsi sul perché pochi gruppi di giovanissimi riescano a mettere in difficoltà un apparato imponente di forze dell’ordine come quello della provincia di Milano. Delle due l’una, o le misure adottate finora dal governo non sono state efficaci, o questi episodi vengono amplificati per essere utilizzati come elementi di una narrazione utile a spostare l’attenzione da altre emergenze che il Paese sta vivendo».
Quali emergenze? «Il dibattito pubblico si è concentrato su alcuni episodi di vandalismo a Milano», prosegue D’Amico, «certamente gravi e da condannare senza alcuna esitazione. Su questo non possono esistere ambiguità. La violenza va sempre contrastata. Ma questo rappresenta il punto di partenza, non il punto di arrivo di una riflessione seria da parte delle istituzioni. Sullo sfondo, infatti», attacca il candidato del campo largo, «restavano inascoltate le difficoltà del settore dell’autotrasporto, le tensioni economiche che attraversano il Paese, gli italiani che faticano ad arrivare alla fine del mese e le tante persone che, in modo pacifico e civile, continuano a manifestare il proprio disagio». Applausi dal pubblico.
A Vasto, nel pomeriggio, il copione si ripete. Pinacoteca Palazzo D’Avalos stracolmo, gli elettori sono addirittura in fila all’ingresso per poter entrare. Francesco Menna fa gli onori di casa, poi tocca al prof, che continua a battere il chiodo sul disagio giovanile. «Cosa spinge un ragazzo adolescente a spaccare una vetrina per un paio di scarpe, ad aggredire un coetaneo senza motivo apparente o a insultare e minacciare un insegnante a scuola?», si domanda D’Amico. «Sono comportamenti che non vanno giustificati in alcun modo, ma che non possono essere compresi limitandosi alla sola dimensione repressiva. Così si rischia di perdere di vista il cuore del problema. E quando la politica rinuncia a comprendere le ragioni profonde di un fenomeno per limitarsi a inseguirne le conseguenze, il rischio è quello di lasciare sole non solo le comunità, ma soprattutto le ragazze e i ragazzi che sono il futuro del Paese». Il pubblico è d’accordo.

