Chieti. Sequestrato in macchina per un debito: «Ora paga o ti prendi un proiettile»

4 Novembre 2026

Il mandante collegato via telefono, la vittima bloccata dai complici:

«Devi ridarmi i 1.600 euro che ti sei fumato, poi sparisci da Chieti»

CHIETI

Portiere chiuse, nessuna via di fuga: i sedili posteriori di un’automobile diventano una trappola. Un ragazzo di 18 anni è bloccato lì dietro, stretto nella presa di tre uomini che abbassano la sicura. Gli impediscono di scendere. Di fatto, lo sequestrano. Chi guida davvero quell’agguato, però, agisce a distanza: un quarto uomo è collegato in videochiamata e guarda dentro l’abitacolo attraverso lo schermo di un telefono. È lui a condurre l’interrogatorio. È lui a dettare i tempi della paura: «Se sbagli una sola parola, ti faccio massacrare dal gorilla alla tua sinistra».

Il diciottenne non può andarsene. È obbligato ad ascoltare e a rispondere alle domande di chi, secondo l’accusa, pretende denaro da lui. Alla sua sinistra siede il giovane indicato come il «gorilla», pronto a intervenire, mentre gli altri due complici chiudono ogni spazio di movimento dentro la macchina.

Nella ricostruzione degli inquirenti, l’aggressione segue una ben definita divisione dei compiti: l’uomo a distanza istiga, dirige e impartisce le minacce, mentre i tre presenti nell’abitacolo usano la forza per indurre a pagare. Il livello dell’intimidazione via smartphone sale ancora, fino a evocare un’esecuzione e la cacciata dalla città: «Se non sparisci da Chieti ti prendi un proiettile, ma non prima di avermi ridato fino all’ultimo centesimo di quello che ti sei fumato». Subito dopo arriva il conto, con una cifra secca: «E adesso, visto che fai finta di non sapere nulla, voglio 1.600 euro».

Quei minuti dentro l’automobile sono descritti nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato dal pubblico ministero Giuseppe Falasca, l’atto che generalmente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Sotto accusa, per questa e per altre intimidazioni, ci sono sei teatini di età compresa tra i 21 e i 37 anni.

Le indagini sono state condotte dai poliziotti della squadra mobile di Chieti, diretti dal commissario capo Francesco D’Antonio. Per l’episodio della macchina, la procura contesta la tentata estorsione, rimasta allo stadio del tentativo per circostanze indipendenti dalla volontà degli indagati: è scattata anche l’aggravante della minaccia commessa da più di tre persone.

Per comprendere l’origine della pretesa economica bisogna tornare indietro alla primavera del 2023, quando il ragazzo era ancora minorenne. Secondo il pubblico ministero, lo stesso uomo che il successivo 22 agosto avrebbe diretto a distanza il “sequestro” e l’interrogatorio in videochiamata deve rispondere anche di ripetute cessioni di dosi di marijuana al giovane. Proprio alle forniture di droga gli inquirenti legano la richiesta dei 1.600 euro.

La sequenza di violenze prosegue anche nel 2024: il giovane subisce ben tre aggressioni. La prima volta, ad agosto, lo prendono a calci e pugni: i referti medici documentano traumi contusivi alla spalla, al polso e al piede, con una prognosi di 15 giorni. Poi si consuma un secondo pestaggio, che gli provoca lesioni agli zigomi, con gli stessi tempi di guarigione.

L’ultimo episodio contestato risale al 22 settembre, sempre a Chieti. Il ragazzo viene raggiunto da un pugno al volto che gli procura diverse contusioni e un ematoma (giudicati guaribili in altri 15 giorni). Ora i sei indagati rischiano di finire sotto processo.