D’Amico: ricerca e cure, il mio piano per la sanità

Il prof detta le priorità: gli ospedali vanno riorganizzati con le specializzazioni
CHIETI
«L’Abruzzo può e deve ambire a una sanità di eccellenza, capace di coniugare assistenza, ricerca e innovazione». Lo afferma Luciano D’Amico, consigliere regionale del Patto per l’Abruzzo e candidato al Parlamento con il campo largo del centrosinistra alle suppletive del 15 e 16 novembre nei 104 comuni della provincia di Chieti.
Il prof spiega il suo piano per la sanità: «Chieti vanta un polo universitario con i corsi di Medicina e Chirurgia, di Odontoiatria, e con le relative Scuole di specializzazione, un polo di ricerca con competenze e professionalità di alto livello. Sono queste le premesse per dar vita a un’Azienda ospedaliera universitaria, capace di rafforzare e valorizzare la medicina traslazionale, come, ad esempio, il Policlinico Gemelli o il Careggi di Firenze, o il Policlinico San Martino di Genova».
Il programma per la sanità di D’Amico, 66 anni, ex rettore dell’università di Teramo, ruota intorno alla ricerca: «Dobbiamo sviluppare la capacità di trasferire immediatamente i risultati più avanzati della ricerca scientifica nelle cure ai pazienti, trasformando l’innovazione in pratica medica quotidiana». Secondo D’Amico, «non si può non considerare che l’Abruzzo, che pure può vantare ben due poli universitari di ricerca medica e biomedica, continua a essere tra le poche regioni italiane prive di un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs), come, ad esempio, il Bambin Gesù o il San Raffaele. Una condizione che limita la capacità di attrarre investimenti, ricerca, professionisti e innovazione. L’obiettivo che dobbiamo porci», spiega il candidato del centrosinistra, «è quello di realizzare centri di eccellenza ad alta intensità di cure nell’ambito di una ridefinizione della rete ospedaliera regionale che veda anche una specializzazione vocazionale degli altri presidi ospedalieri».
D’Amico punta a valorizzare i presidi della provincia: «Se Chieti, con il Santissima Annunziata, può rappresentare un punto di eccellenza di terzo livello nell’ambito della medicina traslazionale, dobbiamo immaginare percorsi di specializzazione altrettanto chiari anche per gli altri ospedali della provincia. Con l’assunto che l’emergenza urgenza deve essere garantita ed efficiente in ogni struttura, la specializzazione è ciò a cui dobbiamo puntare».
D’Amico passa in rassegna gli ospedali chietini: «Prendiamo il caso di Ortona», dice, «con la specializzazione della oncologia ginecologica, che aveva affiancato la cura del tumore mammario, ha rappresentato un’eccellenza che ha prodotto mobilità attiva per il territorio: le persone venivano a curarsi da fuori regione a Ortona. Negli ultimi anni l’ospedale sta di fatto affievolendo questa vocazione, nonostante il personale e le equipe dedicate continuino a svolgere uno straordinario lavoro, tanto che le prestazioni si sono quasi dimezzate passando da 5.304 nel 2018 a 3202 nel 2025. Per questo», prosegue, «anche a Lanciano e a Vasto vanno definite specializzazioni vocazionali che possano consentire di mantenere tutte le unità operative complesse, dipartimentali e semplici assicurando un adeguato volume di attività, mentre ad Atessa, sede di ospedale di zona disagiata, va assicurata la possibilità di rafforzarsi come polo di primo riferimento di una vasta area».
Il progetto si poggia anche sulle strutture del territorio: «Perché le strutture ospedaliere possano funzionare al meglio è assolutamente necessario decongestionarle potenziando una solida ramificazione di medicina territoriale: le case della comunità e i distretti sanitari devono rappresentare una rete efficace per la cura delle cronicità e per l’assistenza di base, facendo sì che le strutture di prime cure e poli specialistici agiscano sinergicamente. Attivando un dialogo tra tutte le istituzioni coinvolte, può più efficacemente essere garantito il diritto alla salute. Al contrario», conclude D’Amico, «dopo 7 anni di governo regionale di destra, nessuna proposta è stata avanzata, se non la ostinata difesa di una rete ospedaliera che persino il candidato del centrodestra in queste elezioni suppletive ha definito “un ancoraggio al passato”. La sanità va riorganizzata avendo come obiettivo il diritto alle cure e non la ricerca del consenso elettorale».

