Chiude la fabbrica di lattine Sindaco scrive a Mattarella

San Martino sulla Marrucina. Ball ferma la produzione: a casa 70 lavoratori Giammarino: «I dipendenti si sono sempre sacrificati, mazzata sul territorio»
SAN MARTINO SULLA MARRUCINA. «Nei periodi di forte maltempo, nel corso di nevicate, ho trovato lavoratori, anche anziani, che raggiungevano il proprio posto di lavoro a piedi. La Ball Beverage non può chiudere. È fondamentale per la sopravvivenza non di una piccola comunità ma di un intero territorio». Il sindaco di San Martino sulla Marrucina, Luciano Giammarino, descrive in questo modo l’importanza dell’azienda che produce lattine e l’attaccamento dei 70 lavoratori alla Ball che due giorni fa ha annunciato, senza preavviso, la chiusura dello stabilimento. Il sindaco scende in difesa del territorio e scrive un accorato appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, al presidente della Regione Giovanni Lolli, al prefetto Antonio Corona e alle segreterie di Cgil e Cisl, i due sindacati presenti nello stabilimento di Campotrino.
“Chi vi scrive è il sindaco di San Martino sulla Marrucina, un piccolo paese in provincia di Chieti di circa 900 abitanti”, è l’incipit della lettera. Il sindaco ricorda che l’insediamento industriale rappresenta l’unica multinazionale presente sul territorio, da 35 anni (prima Nacango, poi Rexam e, da due anni, Ball). “Da quello che ho avuto modo di apprendere”, continua il sindaco, “lo stabilimento industriale, nonostante il sottodimensionamento di personale, ha avuto oltre al record europeo di periodo di lavoro senza infortuni, valori di efficienza tra i più alti in Europa, valori di scarto più bassi d’Europa, bench mark nei consumi di acqua, gas ed elettricità, più bassi costi di manutenzione di tutta Europa e altro. In relazione a quanto sopra, faccio appello a tutti voi perché vi adoperiate affinché lo stabilimento non chiuda. Le aree interne dell’Abruzzo, che ritengo le più belle del mondo, stanno morendo e una dismissione del genere dà una botta finale che non ci possiamo permettere”. La lettera chiude con la richiesta di aprire un tavolo di concertazione con la proprietà e i sindacati.
Ma la proprietà, per il momento, resta sulle proprie posizioni. «È nostra intenzione», fa sapere il vertice aziendale, «dare corso alla pianificata chiusura dello stabilimento con un approccio rispettoso delle persone, supportandole con una serie di misure. Lavoreremo a stretto contatto con le rappresentanze e le organizzazioni sindacali, investendo tempo e risorse per procedere rapidamente. Intendiamo pervenire al miglior risultato possibile per tutti i dipendenti».
Promesse che non soddisfano i sindacati. Fiom Cgil e Fim Cisl, attraverso i delegati Andrea De Lutis e Dorato Di Camillo, chiedono il ritiro dei licenziamenti e l’apertura di una contrattazione. Per lunedì prossimo, quando dovrebbe riprendere la produzione bruscamente interrotta giovedì pomeriggio senza preavviso, i sindacati hanno indetto sciopero e assemblea. (f.d.)

