Chiude martedì l’ospedale di Atessa

Stessa sorte per Guardiagrele: presidi convertiti in distretti sanitari. È polemica
ATESSA. Adesso è ufficiale: l’ospedale di Atessa chiude, stessa sorte quello di Guardiagrele. I due presidi sono stati ridotti a semplici distretti sanitari. Nella nota del commissario Luciano D’Alfonso, inviata al direttore generale della Asl, Pasquale Flacco, si legge: «Si rappresenta che le strutture dei presidi ospedalieri di Guardiagrele e Atessa, a far data dal primo trimestre dell’anno (cioè dal primo marzo, ndc), svolgeranno attività sanitarie di natura distrettuale, riabilitativa ed erogativa di cure intermedie territoriali socio sanitarie, con sostanziale elisione delle attività assistenziali di ricovero e cure ospedaliere e con conseguente caducazione (è scritto testualmente così, ndc) dei posti letto attualmente ivi insistenti, che potranno essere redistribuiti nelle residue strutture ospedaliere di codesta Asl».
Finisce così la storia di due presidi ospedalieri e naufragano miseramente le tante promesse fatte sulla loro sopravvivenza. «Non bastano le rassicurazioni e le chiacchiere del centrosinistra, i fatti purtroppo dicono altro», afferma il presidente della commissione di vigilanza, Mauro Febbo (FI), «intanto, nel silenzio assordante di chi ieri si scagliava contro la riforma ospedaliera voluta dal governo Chiodi oggi assistiamo a questa spoliazione vestita da “riconversione”». «Mi chiedo come mai il Movimento Abruzzo Civico capitanato da Giulio Borrelli, che conta ben due consiglieri regionali di maggioranza tra cui un assessore e il presidente della V commissione sanità», afferma il consigliere comunale di Forza Italia, Gilberto Testa, «non sia riuscito ad evitare o almeno attenuare un così grave depauperamento del nostro territorio?».
«Apprendo, con grande costernazione e vivo disappunto, la sciagurata decisione del commissario ad acta, Luciano D’Alfonso», interviene Giulio Borrelli, fondatore e capogruppo del Movimento Atesa Unita, «presa, suppongo, insieme con l’assessore Silvio Paolucci. Arriva ancora una volta senza il coinvolgimento dei componenti della maggioranza, del presidente della V commissione sanità, e tantomeno dei rappresentanti dei territori interessati. Chiedo a D’Alfonso di ritirare il provvedimento e di non fare ulteriori atti prima di aver discusso, nei dettagli, con gli amministratori del territorio e con le comunità locali, come ridisegnare il futuro degli ospedali oggi brutalmente cancellati».
Matteo Del Nobile
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