Colonscopia tra 474 giorni Lista d’attesa raddoppiata

23 Febbraio 2018

Nel confronto col 2017 aumentati i tempi per sottoporsi alle analisi diagnostiche Orsatti (Asl): mancano i medici ma chiediamo di lavorare più ore negli ambulatori

LANCIANO. Aumentano, anziché diminuire, i tempi di attesa per gli esami diagnostici programmati all’ospedale Renzetti. Ecografie, colonscopie, ecodoppler, risonanze e poi visite dermatologiche, ortopediche hanno tempi di attesa infiniti. Se si prenotano oggi, gli esami si fanno l’anno prossimo.
I tempi biblici. Confrontando i tempi di attesa di febbraio 2017, che il Centro aveva rilevato con quelli attuali saltano all’occhio i periodo per fare gli esami e, soprattutto, che questi sono aumentati. Se lo scorso anno per una colonscopia si attendevano 232 giorni, oggi bisogna attendere il doppio: ben 474 giorni; si può effettuare l’esame a giugno, ma del 2019. L’ecografia? Una chimera. «Ho prenotato un eco addome completo per il 29 dicembre 2019. Praticamente sarà il secondo controllo dell’anno visto che ne dovrei fare uno ogni sei mesi», dice scoraggiata un’utente di Lanciano. Eppure secondo il Piano nazionale per le liste d’attesa per una mammografia o un’ecografia, la soglia di tolleranza è di un paio di mesi. Pura utopia a Lanciano dove si stanno sbloccando ora 600 mammografie ferme da luglio, dove le ecografie si fanno dopo 22 mesi di attesa - non bastavano i 17 dell’anno scorso - e dove la risonanza funziona 8 giorni al mese, e infatti l’attesa è di oltre un anno. Perfino per i raggi bisogna aspettare tre mesi. Anche per le visite la situazione non è migliore. Il guinness dell’attesa maggiore spetta alla visita dermatologica per i nei, in epiluminescenza. Al Renzetti nell’ambulatorio di dermatologia si fanno migliaia di esami ma l’attesa è di un anno e 8 mesi; un’eternità. L’anno scorso si aspettavano tre mesi in meno. A seguire ci sono le visite pneumologiche - si prenota oggi per febbraio 2019 - cardiologiche, oculistiche ortopediche. Insomma l’utente che deve fare per evitare le file? Per avere appuntamenti che siano decenti e permettano loro di curarsi?
Chi paga. L’alternativa più veloce c’è, ma è solo per chi può pagarsi gli esami: la visita intramoenia, ossia a pagamento in ospedale, oppure dai privati. Questa la via più nota. In realtà c’è una regola che dice che se la Asl non assicura l’esame in tempi certi, entro i tempi massimi nemmeno in strutture convenzionate, allora il cittadino ha il diritto di accedere a una prestazione intramoenia, compilando un modulo, ma paga solo l'equivalente del ticket, senza alcuna maggiorazione che è a carico della Asl.
L’azienda sanitaria. «A Lanciano e a Vasto si sono registrati tempi di attesa maggiori per alcuni esami», spiega il direttore sanitario Asl Vincenzo Orsatti, «per la carenza di medici e la necessità quindi di garantire prima emergenze, urgenze e ricoveri e poi gli esterni. Stiamo lavorando per ridurre le attese, prendendo d’esempio la Lombardia e l’Emilia Romagna. Vorremmo chiedere ai medici di garantire più ore negli ambulatori con le prestazioni pagate come intramoenia, ma dalla Asl. Al cittadino non cambierà nulla, pagherà solo il ticket, se dovuto. Vogliamo poi allargare anche l’offerta nelle giornate di sabato e domenica, oltre che nelle ore serali. Ma dobbiamo aprire la discussione con i sindacati. Sono comunque entrati in servizio 4 radiologi a Lanciano, Vasto e Chieti quindi si dovrebbero recuperare esami e ridurre i tempi di attesa. Infine», chiude Orsatti, «servirebbe un filtro maggiore dai medici di base che devono applicare i codici di priorità alla prestazione richiesta ed evitare il ripetersi dello stesso esame più volte».
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