Coltellate alla cena tra amici, 4 indagati

La lite in una casa di Sant’Anna: 54enne teatina accusata di tentato omicidio, gli altri partecipanti nei guai per favoreggiamento
CHIETI. In quattro rischiano di ritrovarsi sotto processo per una cena tra amici finita a coltellate. La posizione più grave è quella di Anna Maria Marinelli, teatina di 54 anni, accusata di tentato omicidio e porto abusivo di armi all’apice di una lite scoppiata il 12 marzo scorso, in una casa del quartiere Sant’Anna, per un debito di 50 euro. Ma anche tre amici della donna, presenti ai fatti, sono sott’inchiesta per omissione di soccorso e favoreggiamento: si tratta di Antonio D’Ingiullo, 60 anni, di Chieti; Remo Marcuccitti Del Rosario (61), di Bucchianico; e Mauro Noè (38), di San Salvo. Il pm Marika Ponziani, che ha coordinato l’indagine dei carabinieri, ha chiesto per tutti il rinvio a giudizio: sarà il giudice Isabella Maria Allieri, nell’udienza del 9 gennaio, a decidere se mandare gli imputati alla sbarra. Potrebbe costituirsi parte civile Massimo Spadaccini, teatino di 57 anni, colpito per errore dai fendenti: era intervenuto per dividere Marinelli e un’altra persona, Ettore L., rimanendo trafitto al fegato e a un polmone.
LA CENA. È un martedì di fine inverno quando un gruppo di amici, composto da quattro uomini e Marinelli, si incontra in un appartamento al civico 121 di via Padre Valignani. Iniziano a bere vino e a mangiare salumi. Anna Maria, già in passato finita nei guai, conosciuta in città con il soprannome di “Tyson”, ha con sé un coltello a serramanico con la lama di dieci centimetri: lo nasconde nella cintura dei pantaloni. Gli investigatori ipotizzano che sia partita con l’intenzione di vendicarsi. Fatto sta che tra Marinelli e uno dei partecipanti alla cena, Ettore L., scoppia una lite per un favore mai ripagato. Tutto ruota intorno a una richiesta di aiuto dell’uomo rimasto senza casa: per tentare di avere un alloggio popolare, Ettore L. avrebbe chiesto in passato alla Marinelli di firmare una scrittura privata in cui si diceva che saltuariamente era stato ospite a casa della donna in quanto senza fissa dimora. E, in cambio di questo favore, lui le avrebbe dato i 50 euro.
LA LITE. La donna ed Ettore L. cominciano a rincorrersi intorno al tavolo. Poi spunta il coltello e Spadaccini interviene. Ma quel tentativo di rimettere pace fallisce: Marinelli lo colpisce al ventre una, due, tre volte. Scatta l’allarme e arrivano i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti, coordinati dal maggiore Massimo Capobianco e dalla tenente Maria Di Lena. Mentre il ferito va in macchina in ospedale e finisce in prognosi riservata, Anna Maria ammette le sue responsabilità, consegna il coltello e, prima di essere rinchiusa in carcere, si vanta con i militari: «Io sono una donna d’onore».
LE ACCUSE. Marinelli, difesa dall’avvocato Roberto D’Ettore, deve rispondere di tentato omicidio aggravato dai futili motivi perché «compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a causare la morte di Spadaccini, non riuscendo nell’intento per cause indipendenti dalla propria volontà», scrive il pm. D’Ingiullo, Marcuccitti Del Rosario e Noè sono invece accusati di omissione di soccorso perché dopo l’accoltellamento, avvenuto alla loro presenza, «omettevano di dare la necessaria assistenza a Spadaccini nonostante questi avesse loro espressamente chiesto di chiamare un’ambulanza o di essere accompagnato in ospedale». Per i tre è scattato anche il favoreggiamento in quanto «si adoperavano per ripulire l’abitazione, cancellando le tracce di sangue e così aiutando Marinelli a eludere le investigazioni dei carabinieri».
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