Comune, un nuovo maxi debito: 6,3 milioni da pagare per i rifiuti

A quantificare la somma è l’esperto nominato dal giudice nella causa tra l’ente e il consorzio Cns: «Nei bilanci non c’è la copertura di spesa». Costa: «Così è a rischio l’intera procedura di risanamento»
CHIETI. Per il Comune in dissesto spunta un nuovo debito da quasi 6 milioni e mezzo di euro. È un debito che riguarda la raccolta dei rifiuti e si è formato a partire dal 2013 fino al 2018. Ed è legato a un lungo contenzioso finito nelle aule di tribunale e che ora rischia di diventare un vero e proprio maxi debito fuori bilancio. La consulenza tecnica ordinata dal giudice, infatti, dà ragione agli ex gestori dell’appalto dei rifiuti che il 14 luglio 2022 avevano citato in giudizio il Comune, chiedendo di avere circa 14 milioni di euro in relazione a maggiori oneri extracontrattuali e a un maggior numero di utenze servite nel corso dell’appalto rispetto a quelle che erano preventivate. Se il giudice Gianluca Falco darà loro ragione, gli ex gestori dell’appalto non otterranno tutti i 14 milioni di euro richiesti, ma ne potranno avere 6.381.588,36. Questa è la somma che il consulente d’ufficio Costantino Bortone ha stabilito debba toccare alle imprese che si sono occupate del servizio, riconoscendo in gran parte le loro ragioni. La causa civile non è ancora terminata, non si sa cosa deciderà il giudice ma certamente terrà conto della relazione del consulente, da lui stesso incaricato.
L’APPALTO DEI RIFIUTI
Il 7 marzo 2011 il Comune firma il contratto con l’associazione temporanea di imprese (Ati) formata da Formula Ambiente, attuale gestore del servizio, il Consorzio Nazionale Servizi (Cns) e Mantini srl. Il contratto, con scadenza nel 2015 poi prorogato fino al 2018, prevedeva che l’associazione temporanea di imprese gestisse il servizio di raccolta rifiuti per 5.315.895 euro all’anno, più 345mila euro per i servizi a misura opzionali. Nell’offerta presentata dal Comune, però, non vi è un esplicito riferimento alla metodologia di espletamento del servizio, anche in relazione alla raccolta nelle aree condominiali e su strade private. E da questo parte il contenzioso. Perché, come scrive il consulente Bortone, «l’Ati ha provveduto a eseguire il servizio di ritiro dei contenitori dei rifiuti urbani anche all’interno delle aree condominiali e su strade private. Tale metodologia di raccolta dei rifiuti ha comportato, per l’appaltante, maggiori costi», che il consulente quantifica in 1.764.000 euro per i sei anni che vanno dal 2013 al 2018. «Si precisa che», scrive il consulente, «dalla documentazione versata in atti emerge che detti oneri non trovano copertura di spesa nei bilanci dell'ente».
IL NUMERO DI UTENZE
E non basta. Il consulente dà ragione ai ricorrenti anche per quanto riguarda l’errore sul numero delle utenze. Errore per cui l’Ati potrebbe vedersi riconoscere altri 4.617.588,36 euro, a fronte della richiesta di oltre 12 milioni di euro. Nella formulazione dell’offerta, i dati indicati dal Comune parlavano di 18.500 utenze domestiche e 9.400 utenze non domestiche. Secondo l’Ati, invece, le utenze erano molte di più e quindi il costo del servizio sarebbe dovuto essere maggiore. E anche il consulente d’ufficio ritiene che «detti dati risultano sensibilmente differenti rispetto a quelli comunicati dalla Teateservizi al Comune in data 27 marzo 2019» e stima la differenza di canoni in favore dell’Ati in oltre 4 milioni e mezzo di euro, precisando, anche in questo caso, che si tratta di oneri che non trovano copertura di spesa nei bilanci dell’ente. Insomma: nuovi debiti fuori bilancio per un importo complessivo 6.381.588, 36 euro.
L’OPPOSIZIONE ALL’ATTACCO
Venuto a conoscenza della relazione del consulente, il primo a parlare è il consigliere d’opposizione Maurizio Costa (Forza Chieti), che si era già mosso su questo problema con una segnalazione alla procura e alla Corte dei conti. «I risultati di questa consulenza tecnica d’ufficio confermano che le mie denunce erano fondate», dice il capogruppo Costa, «nonostante le mie segnalazioni, la maggioranza del sindaco Diego Ferrara non ha voluto riconoscere questi debiti: è stata l’ennesima dimostrazione di incapacità. Il Comune di Chieti, già molto indebitato, continua a mettere ancora la testa sotto la sabbia. Ma in questo modo non fa altro che creare nuovi debiti e nuovo dissesto. È a rischio l’intera procedura di risanamento».

