Corruzione in Cardiochirurgia: scontro per spostare il processo

2 Febbraio 2022

La difesa di un imprenditore imputato: «Biglietto per Cuba acquistato in un’agenzia di Montesilvano, la competenza territoriale è di Pescara». Il pm si opporrà alla richiesta, i giudici decideranno a marzo

CHIETI. Un biglietto aereo per Cuba, prima “tangente” scoperta nell’inchiesta sul giro di corruzione nel reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale Santissima Annunziata, fu acquistato in un’agenzia di Montesilvano. Ecco perché la difesa dell’imprenditore Antonio Pellecchia, uno dei presunti corruttori dell’ex primario Gabriele Di Giammarco, chiede di spostare il processo da Chieti a Pescara. L’eccezione, già rigettata durante l’udienza preliminare, è stata riproposta ieri mattina dall’avvocato Guglielmo Marconi davanti al collegio del tribunale teatino (presidente Guido Campli, giudici a latere Maurizio Sacco e Giulia Colangeli) nel procedimento che vede imputati, oltre all’impresario teramano di 58 anni e al docente pescarese (64), anche l’imprenditore di Macerata Maurizio Mosca (67), Andrea Mancini (47), dipendente pescarese di Pellecchia, e il medico di Campli Daniele Marinelli (37), tutti accusati di corruzione nell’ambito di un sistema illecito che – secondo il pm Giancarlo Ciani – è andato avanti per anni con acquisti fatti senza gare d’appalto, anche in cambio di viaggi e regali. Andrea Tisselli, 55 anni di Pescara, all’epoca dei fatti dirigente dell’unità operativa governo dei contratti di servizi e forniture della Asl, deve invece rispondere di abuso d’ufficio, falso ideologico e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Nei guai è finito pure il cardiochirurgo vicentino Tomaso Bottio (53) – in concorso con Di Giammarco – per «falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici» e omicidio colposo «con l’aggravante della colpa cosciente» in relazione alla morte di un paziente.
In base alla ricostruzione dell’avvocato Marconi, il primo episodio di corruzione contestato dall’accusa è legato a un biglietto aereo per Cuba che Pellecchia avrebbe acquistato a Di Giammarco. Il biglietto, emesso da un’agenzia di Montesilvano, è stato poi inviato sull’indirizzo di posta elettronica del primario, che risiede a Pescara. Di conseguenza, secondo la difesa dell’imprenditore, la competenza territoriale è del tribunale del capoluogo adriatico sia se si considera il luogo dove è avvenuta la prenotazione sia quello in cui Di Giammarco ha ricevuto il biglietto.
L’udienza è stata aggiornata al 15 marzo. In quella sede si opporranno alla richiesta di spostare il processo sia il pm che le parti civili, come d’altronde è già avvenuto durante l’udienza preliminare.
Gli altri sei imputati sono difesi dagli avvocati Cristiano Sicari, Gianfranco Iadecola, Leonello Brocchi, Emanuele Fragasso, Vincenzo Di Girolamo, Danilo Di Rocco, Emanuele Calista, Claudia Tambone, Renato Perticarari e Andrea Netti. La Asl Lanciano Vasto Chieti, assistita dall’avvocato Barbara D’Angelosante, ha chiesto un risarcimento complessivo di 5 milioni di euro. Si sono costituiti parte civile e chiedono il risarcimento dei danni anche i parenti di Felice Bosica, un paziente di 59 anni morto all’ospedale di Chieti a causa, secondo l’accusa, delle «scelte di trattamento del tutto incongrue» di Di Giammarco e Bottio. I familiari della vittima, ovvero tre fratelli e sei nipoti, sono assistiti dagli avvocati Italo Colaneri, Cristina Di Renzo, Alessandro Mascitelli, Angelo Pettinella e Goffredo Tatozzi.
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