Corruzione, primario a processo La Asl chiede 1,3 milioni di danni

Gabriele Di Giammarco nei guai per viaggi e voli pagati dall’amico imprenditore Antonio Pellecchia L’accusa: il cardiochirurgo gli ha fatto vincere un appalto in cambio di voli e soggiorni in hotel di lusso
CHIETI. Il professor Gabriele Di Giammarco, ex primario della Cardiochirurgia di Chieti, e l’imprenditore teramano Antonio Pellecchia dovranno affrontare un altro processo per corruzione e turbata libertà degli incanti. Ieri mattina il giudice per l’udienza preliminare Andrea Di Berardino ha disposto il rinvio a giudizio di entrambi, su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani (in aula c’era il pm Lucia Anna Campo): il noto docente pescarese, 66 anni, avrebbe fatto in modo che l’amico imprenditore, 59 anni, titolare di un’azienda di prodotti medicali, si aggiudicasse una gara d’appalto per la fornitura di ferri chirurgici in cambio di soggiorni in hotel di lusso e viaggi in Italia e all’estero.
LA RICHIESTA DI DANNI
La Asl Lanciano Vasto Chieti, assistita dall’avvocato Barbara D’Angelosante, si è costituita parte civile e chiede agli imputati 1.350.000 euro di risarcimento dei danni per gli episodi avvenuti da ottobre 2013 a luglio 2017. Il giudice ha respinto l’eccezione di incompetenza territoriale formulata dagli avvocati Guglielmo Marconi e Leo Brocchi, difensori degli imputati. La prima udienza, davanti al tribunale collegiale, è stata fissata al 17 ottobre.
L’INDAGINE
Si tratta di un’inchiesta bis, condotta dal nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Chieti, dopo quella sfociata nel processo tuttora in corso di fronte al tribunale teatino con imputati proprio Di Giammarco, Pellecchia e altre cinque persone per un presunto giro di «corruzione sistemica» andata avanti dal 2011 al 2019.
LE ACCUSE
In base alle accuse, tutto ha avuto inizio il 1° ottobre 2013, quando Di Giammarco ha chiesto l’avvio della procedura negoziale per l’acquisto di quattro kit di ferri per chirurgia coronarica e altrettanti cestelli per la sterilizzazione. Dopo l’arrivo di due offerte, il primario ha omesso di dare risposta alla lettera dell’Unità operativa “governo dei contratti e delle forniture” con cui si richiedeva l’attestazione di conformità del materiale: in questo modo, avrebbe impedito «la conclusione dell’iter amministrativo, precludendo l’aggiudicazione della gara». Ma con una comunicazione del 2 aprile 2014, sempre secondo le contestazioni della procura, Di Giammarco ha sollecitato una nuova procedura per l’acquisto degli stessi tre kit chirurgici, questa volta argomentando la richiesta in modo più dettagliato rispetto alla prima. Da quel momento in poi, il primario avrebbe operato «in modo tale che le procedure amministrative per l’approvvigionamento dello strumentario chirurgico non si completassero sino a quando l’unica offerente fosse risultata essere la società Pellecchia». Fatto sta che la Asl si è ritrovata a pagare due forniture di ferri identici: una alla ditta dell’imprenditore teramano, per un totale di 231.217,39 euro, e un’altra di 78.000 euro (più Iva) a una società che aveva partecipato alla gara ed era stata esclusa, salvo poi vincere un ricorso in tribunale e ottenere il pagamento della fattura dall’azienda sanitaria.
VIAGGI E SOGGIORNI
Come contropartita, sostiene l’accusa, Di Giammarco è stato «remunerato da Pellecchia, il quale ha eseguito esborsi in suo favore, assicurandogli plurimi soggiorni in Italia e all’estero, nonché acquisti di beni, per un valore complessivo dal 2013 al 2016 di 16.911,62 euro». Nell’elenco delle «utilità» contestate ci sono 13 biglietti aerei su voli Alitalia, Air France, Lufthansa e una serie di soggiorni in hotel, anche a cinque stelle, di Berlino, Praga, Parigi e Kyoto. Sono spuntati anche i pagamenti per il noleggio di un’auto all’aeroporto di Bologna e per l’acquisto di due libri. (g.let.)
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