Così Re Carnevale brucia tra la folla in piazza Vico

18 Febbraio 2015

La città contagiata dall’allegria del corteo di 200 figuranti Stoppa: «La vera magia? Vedere insieme giovani e anziani»

CHIETI. L’allegria del Carnevale contagia tutta la città animata da canti, balli, colori e suoni. Una festa magica che scaccia avarizia e rigore dell’inverno e si proietta verso la rinascita della stagione primaverile.

E ieri al Carnevale tradizionale d’Abruzzo erano davvero in tanti e per tutti la parola d’ordine è stata «divertirsi», scacciare i pensieri tristi e, per qualche ora, diventare «giudici» di un Re potente e tiranno che alla fine della festa viene condannato al rogo. Tutto è iniziato alle 16, in piazza Garibaldi, sotto una pioggerellina che poi, fortunatamente, ha abbandonato il campo. Da lì è partito l’allegro corteo: più di 60 Pulcinella e tante altre mascherine. Tra i costumi tradizionali dell’Abruzzo anche gli originali e fantasiosi travestimenti indossati dagli scolari del Comprensivo 2. E poi i carri allegorici trainati dai trattori che hanno rievocato festose immagini agresti che il tempo non è riuscito a cancellare dalla memoria dei meno giovani. Un fiume in piena che ha invaso corso Marrucino e sulle sponde il pubblico contagiato dall’allegria dei 200 figuranti. Delle loro risa, dei loro canti e balli che hanno riecheggiato anche in piazza della Trinità. Poi il percorso a ritroso verso piazza Vico dove Re Carnevale è stato bruciato con decine di bigliettini cuciti nelle tasche. Desideri volati verso il cielo con la speranza che da lassù vengano esauditi. Immagini immortalate dalle foto scattate da Renato De Iulis. «Siamo soddisfatti per la risposta che i cittadini hanno dato a questo importante rito dei nostri antenati» ha commentato il professor Francesco Stoppa, direttore del Centro antropologico territoriale d’Abruzzo alla d’Annunzio e mentore del Carnevale tradizionale « abbiamo visto la partecipazione di tanti giovani e di anziani insieme. Una vera magia che ha ricongiunto l’anello spezzato tra generazioni diverse. Il Carnevale è la festa di tutti, ma tutti» sostiene «devono contribuire per mantenere e tramandare la purezza del suo significato: l’evento di un ciclo propiziatorio, uno dei raggi della stessa ruota che rimanda ai cicli delle stagioni e della vita. E al loro mistero».

Felice per la risposta della città al Carnevale anche la professoressa Anna Vaccarella, presidente dell’associazione «Camminando insieme» che ha riportato in auge l’antico rito propiziatorio tra mille sacrifici. E per finire, l’intreccio dei nastri al palo è stato perfetto: quest’anno, quindi, il raccolto sarà buono...