Crac nelle finanze del Comune, condannati ex sindaco e revisore

19 Febbraio 2021

Indebitamento extra di 230mila euro nella gestione finanziaria dell’ente tra il 2011 e il 2014 A Di Guglielmo sanzione di 5.105 euro e interdizione di 10 anni, al contabile 419 euro e un anno

CIVITELLA MESSER RAIMONDO. Dissesto finanziario del Comune: condannati dalla Corte dei Conti, sezione giurisdizionale dell’Abruzzo, l’ex sindaco Paolo Di Guglielmo, e un revisore contabile al pagamento, in favore dello stesso ente, rispettivamente il primo di 5.105 euro, in aggiunta alla sanzione interdittiva di dieci anni, e il secondo di 419 euro in aggiunta alla sanzione interdittiva di un anno. Il giudizio di responsabilità era stato avviato dalla Procura regionale nei confronti del sindaco, della giunta e dei consiglieri comunali in carica tra il 2011 e il 2014, nonché dell’allora organo di revisione contabile, ritenuti responsabili di aver causato il dissesto finanziario dell’ente, accertato con deliberazione del consiglio comunale n. 21 del 5 agosto 2015.
Secondo l’accusa, all’origine dei fatti ci sarebbe stata una rovinosa linea di gestione dell’ente, consistita nell’aver approvato bilanci e rendiconti privi di attendibilità, nonostante la consapevolezza di come andasse la finanza comunale nel tempo, cui peraltro avrebbero omesso di porvi rimedio secondo i principi di buona gestione, che normalmente fanno capo ai pubblici amministratori. In questo senso, cruciale è stata la relazione del tecnico incaricato dalla nuova compagine amministrativa, subentrata nel 2014, secondo cui, all’epoca dei fatti, quella del dissesto sarebbe stata l’unica opzione percorribile, a fronte di un indebitamento al di fuori della contabilità dell’ente, e pari a 230mila euro, scaturito, a suo dire, da una serie di anormalità contabili dovute ad assunzioni di spesa a debito, non regolarmente impegnate, e relative, in particolare, alle utenze per la somministrazione di energia elettrica, ai servizi acquisiti del micronido e alla gestione dei servizi associati della Comunità montana.
Secondo le motivazioni del decreto, al sindaco è stato riconosciuto un comportamento riconducibile alla colpa grave, in quanto, quale responsabile del settore finanziario, vista la mancanza di conferimento di delega per il bilancio, era richiesto un onere di maggiore diligenza rispetto agli altri componenti della giunta. Inoltre, sempre secondo la Corte, quanto alla sussistenza di debiti occulti, risulta difficile credere che nell’ambito di un ente di dimensioni ridotte (in termini di abitanti e risorse gestite) come quello di Civitella Messer Raimondo, il sindaco ignorasse l’esistenza degli obblighi in questione. Stesso discorso per il revisore dei conti la cui responsabilità è riconducibile a un comportamento negligente, consistito nell’aver emesso pareri favorevoli, nonostante le evidenti situazioni di criticità emerse, rispetto alle quali, nel suo ruolo, avrebbe dovuto vigilare attentamente per garantire la correttezza delle contabilità dell’ente.
Assolti, invece, i consiglieri comunali Nicola Di Guglielmo, Giovanni Di Guglielmo, Francesco Di Sebastiano, Riccardo Mancini e Maria Laura Tasselli, difesi dall’avvocato Fusto Troilo, e l’allora vicesindaco Maria Rosa Di Guglielmo, difesa dagli avvocati Ovidio Bontempo e Carlo Izzi, rispetto ai quali la Corte, condividendo le tesi difensive, ha respinto ogni accusa.
Il decreto sarà sicuramente impugnato dal sindaco e dal revisore per dimostrare la loro estraneità ai fatti contestati.
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