Crisci, la bara sfila sull’autoscala

Le note del Silenzio e la folla a Vasto per i funerali del vigile del fuoco morto a 41 anni in moto
VASTO. Le struggenti note del Silenzio seguite da un lungo e commosso applauso hanno chiuso ieri la toccante cerimonia funebre di Giuseppe Crisci, 41 anni, lo sfortunato vigile del fuoco morto all’1,30 di sabato in un incidente avvenuto 200 metri da casa. Il volto rigato di lacrime degli amici e dei colleghi ha raccontato il dolore provocato dalla disgrazia.
L’ultimo saluto a Giuseppe Crisci è stato dato poco prima delle 10 nella parrochia di San Paolo. La salma è arrivata portata dall’autoscala dei vigili del fuoco, e da un corteo di mezzi e uomini del distaccamento di Vasto. Accanto a loro l’attuale comandante provinciale, Antonio Albanese, gli ex comandanti e i rappresentanti delle forze dell’ordine del territorio, i volontari della protezione civile. Tutti hanno cercato di essere di conforto ai familiari. Tanti anche i politici. Eppoi c’erano i cittadini. Centinaia di cittadini increduli e addolorati. Quelle persone che Giuseppe Crisci ha aiutato e protetto in diverse occasioni.
«Caro Giuseppe», ha detto il celebrante, don Gianni Sciorra durante l’omelia guardando la bara coperta dalla divisa dei pompieri, «la presenza di tutte queste persone raccontano l’affetto che tutti nutrivano nei tuoi confronti. Quelle stesse persone che ora non riescono a rassegnarsi ad un destino così crudele. Ma questo è il mistero della vita. Solo Gesù è luce sicura nel buio del nostro destino e dei nostri cuori». E ancora: «Avevi mani solidali Giuseppe. Mani di chi è sempre pronto ad aiutare gli altri. Le mani di un vigile del fuoco».
Alla famiglia Crisci sono arrivate le condoglianze di tutti i soci della segreteria nazionale del corpo dei vigili del fuoco. Impossibile contare i messaggi di cordoglio. «Perché Giuseppe era una persona generosa e gentile. Per lui parlavano gli occhi sempre sorridenti», ha detto una vicina di casa. Un carattere gioviale e tanti amici. E con alcuni di loro Giuseppe ha trascorso venerdì sera le ultime ore della sua vita prima di tornare a casa. «Nessuno può sapere cosa riserva per noi la vita», ha ripetuto più volte don Gianni Sciorra. Al termine della funzione religiosa e dell’ultimo picchetto d’onore il feretro ha raggiunto il cimitero cittadino.
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