Crisi dei negozi in centro tra chiusure e promozioni

Nei primi 9 mesi dell’anno, le cessazioni superano le nuove aperture I commercianti puntano sui saldi e sul black friday per fare affari
LANCIANO . Più di una dozzina di cartelli “affittasi” in centro, annunci di attività prossime alla chiusura e il ricorso diffuso a vendite promozionali per provare a risollevare i magri incassi. Non se la passa bene il commercio in città, che affronta forse il periodo più duro dell’anno tra scadenze di pagamenti e aspettative per le vicine festività natalizie, le quali richiederanno uno sforzo in più ai negozianti. Nei mesi scorsi tante saracinesche si sono abbassate. E in questi giorni altre attività annunciano la resa con liquidazioni totali e sconti fino al 70%. Secondo i dati della Camera di commercio, per quanto riguarda il commercio al dettaglio nei primi nove mesi dell’anno a Lanciano sono state cinque le cessazioni e due le iscrizioni nel Registro imprese. Ma il dato reale si avrà solo con l’ultimo trimestre. Lo scorso anno le cessazioni sono state 23, nel 2016 55. «Spesso aprono e chiudono gli stessi locali», afferma Mirco Spinelli, imprenditore e presidente di Confesercenti Lanciano, «manca professionalità nelle aperture dei punti vendita, c’è molta improvvisazione. Si pensa, ad esempio, che basti avere gusto per poter aprire un negozio di abbigliamento, invece avere un’azienda commerciale non è uno scherzo. Bisogna valutare il posto, il passaggio di gente, l’appeal della categoria merceologica. Poi il centro cittadino ha le sue criticità», continua, «a parte i lavori sul Corso, c’è il problema cronico dei parcheggi. Non si può pensare di educare la gente a posteggiare lontano dal centro e a camminare: è un discorso che può fare il politico non il commerciante, che ogni trimestre ha l’Iva e a fine anno i conti da pagare. Per questo ci si sposta sempre più fuori, l’ho fatto io stesso scegliendo per la mia attività una zona dotata di parcheggi». E in centro si paga anche lo scotto di affitti alti: su corso Trento e Trieste chiedono anche 1.400-1.500 euro al mese per locali di 60 o 70 metri quadrati. Così, fuori dai saldi, in tanti ricorrono alle vendite promozionali. In questi giorni impazza la moda, tutta americana, del black friday, che dà la stura per sconti dal 20 al 30% spalmati per l’intera settimana. «È diventata una farsa come ogni iniziativa che si importa», sostiene Marisa Tiberio, presidente di Confcommercio Chieti, «in generale periodi prolungati di sconti e vendite promozionali non sono dignitosi per i negozi di vicinato né credibili per i clienti. Ma a novembre, che è un mese difficile tra arrivi di Natale e pagamenti, per cui si sborsa denaro ma si incassa poco, ci può stare un 20-30% di sconti. In vista del periodo natalizio che si spera sempre possa raddrizzare i bilanci. Purtroppo oggi il nemico del commercio tradizionale non è più tanto la grande distribuzione, che pure non se la passa bene, ma l’on line». «Iniziative come il black friday diventano una necessità ma in realtà sono controproducenti», commenta Anna Bendotti, commerciante di calzature e presidente dell’associazione Storico Corso Bandiera, «se fai uno o due giorni di promozione devi sperare di lavorare tanto, altrimenti non puoi garantirti un incasso per le settimane successive. Per questo preferiamo una politica di prezzi bassi, con sconti all’avvicinarsi dei saldi così da fidelizzare la clientela. Il commercio per sopravvivere ha bisogno di clienti. Qui a corso Bandiera abbiamo creato un gruppo solido per far rivivere il corso storico di Lanciano che era passato in secondo piano. Con eventi e iniziative gli diamo visibilità. Non sempre questo garantisce un incasso immediato, è più un investimento sul medio-lungo periodo, anche se non tutti lo capiscono».
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