Cuoco picchiato a Francavilla: «Ho paura a girare da solo, un’aggressione da animali»

Parla il ragazzo dominicano malmenato per il colore della pelle: «Sono in Italia da sedici anni, mi sento un abruzzese. Non capisco tutto questo odio. Grazie a chi mi sta mostrando grande solidarietà»
FRANCAVILLA. Ci può raccontare che cosa le è accaduto in una normale giornata lavorativa? Tra l’altro di una stagione che si avvia alla conclusione.
«È stata un’estate molto piena di persone, quindi tanti turisti, anche tante persone di Francavilla che venivano spesso al ristorante. Immagini una bella stagione, bella piena, bella intensa, poi a fine stagione si presenta questa situazione spiacevolissima e non augurerei assolutamente a nessuno di trovarsi al mio posto, perché magari mi sono difeso bene, ma può essere che un’altra persona al posto mio non abbia la stessa forza e la stessa capacità di difendersi contro quel branco di persone, animali, che mi hanno aggredito senza alcun motivo».
Tutto è iniziato con una provocazione, giusto? Finisce di lavorare e la insultano?
«Sì esattamente, finisco il turno e appena esco dal locale mi avvio verso casa e sento già degli insulti razziali e anche omofobi, del tipo ne... di me..., scimpanzé. Ci sono stati anche insulti verso la mia famiglia, mia mamma, mia sorella, non so se posso permettermi di dire certe cose».
Dica...
«Praticamente hanno offeso mia madre, mia sorella, mia figlia, con frasi volgari e sessiste. Irripetibili. Non mi sono fermato ai primi insulti razzisti perché già conoscevo la maggior parte di persone che comunque erano già note alle autorità per quello che fanno. All’inizio ho preferito andare avanti, ma sentendo gli insulti alla mia famiglia, a mia figlia, sono tornato indietro e ho chiesto spiegazioni. Alcuni di loro li vedevo sempre al locale».
C’erano mai state avvisaglie in questo senso oppure è stata un’escalation di violenza?
«No, è stata un’escalation dal nulla, infatti sono molto provato da questa cosa, sono molto scioccato. È stata proprio un’escalation dal nulla, senza alcun motivo valido».
Le hanno dato 40 giorni di prognosi. Ha presentato una denuncia? Le forze dell’ordine che cosa le hanno detto?
«La denuncia è partita già d’ufficio perché è stata molto grave la colluttazione. Ero completamente da solo, e loro erano in più di 15-20, mi hanno aggredito, stavo praticamente da solo contro loro».
Ma non si è fermato nessuno?
«Sono intervenuti quasi alla fine, quando io ero già accasciato a terra cercando di coprirmi, di parare tutti i colpi, tutti i calci che mi stavano tirando, tutte le bottiglie, le sediate che ho ricevuto. È stato un momento molto tragico e triste per me, ho visto la morte in faccia».
Tornerà a lavorare al ristorante una volta fatta anche la riabilitazione? E ora ha paura di uscire per le strade di Francavilla?
«Sinceramente voglio tornare perché è il mio lavoro e soprattutto amo il mio lavoro. Ma non posso negare che ho tanta paura di uscire per Francavilla. Non è solo il danno fisico, perché dopo i 40 giorni e la riabilitazione la mano tornerà a posto. Il problema è lo choc, sono le offese razziali rivolte verso la mia famiglia. Sono quelle che restano, che fanno ancora più male».
Da quanti anni lei è in Italia con la sua famiglia?
«Non sono nato qui, ma ho vissuto in Italia più tempo rispetto a dove sono nato. Sono di Santo Domingo, quest’anno ho compiuto i 16 anni in Italia. Sono italiano, sono al 100% italiano e infatti dall’accento si sente anche che sono abruzzese. Mi sento proprio italiano perché ho vissuto qui, ho tutto qui, ho fatto tutte le scuole qui. Mi sento proprio un cittadino abruzzese, italiano al 100%. Proprio per questo non capisco tutto questo odio e questa rabbia verso di me, inaudita proprio».
È arrivato anche il sostegno dalla politica. Le ha scritto qualcuno? La sindaca o il presidente?
«Ringrazio tutti, anche la sindaca di Francavilla che mi ha chiamato personalmente. È molto provata. La ringrazio molto per la chiamata che mi ha fatto e per avermi augurato una pronta guarigione. Ringrazio anche il mio titolare che è l’unico che si è messo in mezzo per difendermi. Ho visto che ha ricevuto un bicchiere in testa, una bottiglia in testa. Per salvarmi ha rischiato anche lui, quindi gli sono molto grato».
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