Dagli spari contro il bar al titolare gambizzato

San Salvo. L’inchiesta nata dal gesto intimidatorio del 1° aprile 2015: c’è l’accusa di tentato omicidio
SAN SALVO. Colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata alle parti basse del corpo, come gesto intimidatorio. Un uomo ferito a una gamba e a un piede. Quella scena cruenta fu l’inizio di una serie di sparatorie che hanno macchiato di sangue il Vastese. Quel gesto intimidatorio datato 1° aprile 2015 ebbe come scenario San Salvo, in contrada Stazione, nei pressi di un bar gestito da albanesi, dallo stesso titolare che qualche giorno prima aveva subito un attentato intimidatorio alle vetrine del suo esercizio pubblico in un’area di servizio non lontana dal luogo del ferimento. Dodici colpi. Tre in sequenza, altri 9 dopo una breve pausa. Ma non fu la stessa pistola a sparare. Le armi sequestrate dai carabinieri, dopo la sparatoria della sera del 14 aprile 2015 a San Salvo davanti al bar Evelin , furono due: si trattò di due Beretta calibro 9 detenute illegalmente. Due mesi fa la Procura di Vasto ha inviato ai difensori degli autori del conflitto a fuoco l’avviso di conclusione delle indagini. Tre gli indagati per tentato omicidio in concorso: Fasli Faslia, 35 anni, disoccupato; Clirim Tafili, detto Jimmi, 49 anni; imprenditore edile, e Bimi Tafili. Un quarto indagato, Elvin Tafili, è accusato di detenzione di arma da fuoco. I quattro sono tutti albanesi. Il primo fu ferito alle gambe da tre colpi di pistola.
La Procura è arrivata al termine delle indagini grazie anche ai Ris e alle perizie del medico legale Pietro Falco che hanno accertato la natura delle ferite e la dinamica della sparatoria. Recuperati tutti i bossoli, rilevate impronte e indizi e ascoltati diversi testimoni. Il fatto avvenne verso le 22, mentre era in corso una partita di Champions League della Juventus. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Faslia raggiunse il bar Evelin. Tafili si trovava all’interno del bar. Faslia era armato di pistola: una semiautomatica calibro 9. Prima ancora di riuscire a entrare fu raggiunto da tre proiettili esplosi all’interno del locale. Anche se ferito, Faslia riuscì a mettersi al riparo e rispose al fuoco esplodendo, a sua volta, altri colpi di pistola andati a vuoto. Poi si accasciò. La vicenda ha regalato altri colpi di scena. Un mese fa altri spari. Ieri la maxi indagine è arrivata al capolinea ed ha prodotto, 20 ordinanze di custodia cautelare.
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