Daita, più pugni sferrati da una sola persona

5 Giugno 2015

Il punto sull’inchiesta a cento giorni dall’aggressione che ha ridotto a un vegetale il giornalista

CHIETI. Tutto come tre mesi fa: Simone Daita, 52 anni, è in coma nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Pescara. A cento giorni dal pestaggio che lo ha ridotto a uno stato vegetale, facciamo il punto sull’inchiesta e sugli sviluppi che tardano ad arrivare. Simone viene preso a pugni la notte tra il 28 febbraio e il primo marzo scorsi. L’indagato per lesioni personali aggravate resta uno: il 23enne Emanuele D’Onofrio, difeso dall’avvocato Roberto Di Loreto. Ma l’inchiesta è cristallizzata e lo rimarrà fino a che il medico legale, Cristian D’Ovidio, non consegnerà al pm Giuseppe Falasca la consulenza sulle lesioni insanabili subìte dal giornalista teatino. Per ora è possibile dire che a ridurre così Daita non è stato un solo pugno ma almeno due. La procura fa questa ipotesi sulla base della cartella clinica acquisita quasi subito dagli investigatori della Squadra Mobile. Il secondo punto fermo dell’inchiesta è che a colpire Simone è stata una sola persona: non si è trattato di un pestaggio avvenuto in piazza Vico quella maledetta notte. E a far ipotizzare questo al pm sono i testimoni sentiti più di una volta, nessuno dei quali ha detto di aver visto altri giovani partecipare all’aggressione. Il terzo punto è che il giornalista è stato colpito per legittima difesa da D’Onofrio, ma è quest’ultimo ad affermarlo sia nel primo che nel secondo interrogatorio dove ha sostenuto di essere stato aggredito per primo. La legittima difesa ha quindi evitato al giovane indagato provvedimenti cautelari. Lui però afferma di aver sferrato un solo pugno a Daita. Solo la consulenza potrà dire se mente.(l.c.)