De Luca, campione di boxe che fece sognare l’Abruzzo

3 Aprile 2016

I personaggi della teatinità. Vigile del fuoco conquistò titoli regionali e nazionali Grande intelligenza e tecnica, doti apprezzate dal suo grande amico Benvenuti

CHIETI. Luciano De Luca e Nino Benvenuti, entrambi vigili del fuoco, uniti dal grande amore per il pugilato ed anche sul modo come interpretarlo sul ring. Con diversa gloria e diversa fortuna, ma con lo stesso grande amore per questo sport che a Chieti ha avuto davvero momenti di gloria in atti passati. Citare il nome di Luciano De Luca, personaggio scelto per la mia vetrina, significa evocare tutto quel mondo straordinario che mise le radici in città sul finire degli anni ’60, grazie a quel grande uomo che fu Tullio Di Giovanni, maestro di pugilato e di vita.

Mario Michetti ha raccolto in una bella pubblicazione quell'entusiasmante periodo, raccontando con testimonianze e documentazione fotografica personaggi ed eventi di cui primo protagonista fu Tullio Di Giovanni, insieme a Enrico De Vitis. Quest'ultimo rappresentò, ha scritto Mario Michetti nel suo libro, il "coordinatore 'trait d'union' tra la nostra e le società pugilistiche nazionali ed internazionali", Grazie a lui i pugili teatini e le loro società svolsero intensa attività in Italia ed anche all'estero e ottennero clamorosi successi, con la conquista di titoli italiani dilettanti con Gianfranco Cianconi, nei pesi leggeri, e Giovanni Malandra, nei pesi medi, Roberto Roccioletti nei pesi gallo. Altri pugili di quella squadra allenata da Di Giovanni, come Antonio Leonzio, Fabrizio Saraullo, Piero Spadaccini e tanti altri conquistarono titoli regionali e portarono il pugilato teatino ad essere ben presente a livello nazionale e internazionale.

Luciano De Luca, tra i pugili di quella eccezionale covata, viene ricordato come un atleta dotato di grande intelligenza e di ottima tecnica. Non sembrava nato per fare il pugile, con la sua aria di bravo ragazzo e il suo fisico tutt'altro che imponente. Sul ring però mostrò subito di saperci fare, grazie appunto alla sua tecnica, alla sua velocità e prontezza di riflessi. Infatti dopo una brillante carriera da dilettante, con presenze nella nazionale italiana e tanti titoli vinti, ebbe uno sfolgorante inizio tra i professionisti, schierato con la colonia del mitico Rocco Agostino, accanto a campioni come Bruno Arcari e tanti altri. Vinse infatti tutti i suoi primi dodici incontri. Tra i suoi estimatori ci fu anche Nino Benvenuti che aveva preconizzato per lui un futuro da prima stella nel pugilato italiano.

Nello sport però, purtroppo, non bastano capacità e classe, ma ci vogliono anche fortuna ed appoggi che mancarono a Luciano nel 1973, quando era arrivato ad essere lo sfidante di Romano Fanali, per il titolo italiano. L'incontro era stato fissato per il 18 aprile, a Rapallo, ma venne cancellato proprio perché a De Luca mancarono appoggi necessari per salire i gradini più alti della boxe italiana. Altro episodio determinante nella carriera di De Luca fu quello che avvenne nel corso del tredicesimo incontro da professionista che lo vide sconfitto per la prima volta, sul ring del Palalido di Milano.

Sarà che davvero il numero 13 non porta fortuna, ma certo quella sera Luciano De Luca, che affrontava Giorgio Vracone, venne colpito dalla mala sorte ed anche da una palese ingiustizia quando alla sesta ripresa il suo avversario lo colpì con una violenta testata che gli aprì una grossa ferita all'arcata sopraciliare. Non arrivò la squalifica per quel colpo vistosamente irregolare, ma il combattimento venne interrotto dall'intervento del medico e De Luca si ritrovò sconfitto per la prima volta.

Chi lo conosce bene racconta che quel maledetto incontro segnò una svolta negativa nella carriera del pugile teatino che subì pesanti contraccolpi psicologici che lo portarono a decidere di andare a combattere all'estero, dove vincere era al tempo difficilissimo. Così chiuse la carriera da professionista con 35 incontri disputati, 20 vittorie, 6 pareggi e 9 sconfitte. Per tanti anni è stato poi vigile del fuoco, sempre legato al suo mondo. Di recente infatti lo avevo sentito parlare del passato da pugile di Dean Martin, a dimostrazione, mi disse, «che la boxe non è solo violenza, ma ha tanti valori». Valori di cui certo De Luca è stato un buon portatore.